| ItinerArte 2003 |
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| Centro Umanista di Espressione Artistica | ||||||||||||||||
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Due
spettatori si accalcano in platea ancora prima dell’inizio dello spettacolo,
mentre inspiegabilmente le torme di fans scatenati che premono all’esterno
in trepidante attesa non sanno ancora decidersi ad entrare. Intanto
la regista-video, per paura che un ignaro passante le porti via la sedia,
occupa ormai da ore la sua postazione, scalpitando dal desiderio di
gettarsi sui tasti del computer.
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Il
primo momento di estasi artistica è offerto dalla visione, improvvisamente
apparsa, di svariati bisonti rupestri che si incrociano, si annodano
e si accoppiano in coloratissime tonalità di tinte (che non vi facciamo
vedere perché ci dovevate essere). L’esperto ci informa cortesemente
che sono dipinti antichissimi ma ben fatti. Si scopre così che anche
l’uomo preistorico seguiva i corsi del CUEA. |
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Un
megalomane attore-presentatore-lettore si arroga il diritto di interpretare
da solo tutti i personaggi di un’opera a fumetti del sommo Jules Feiffer,
mentre la testa di uno spettatore privilegiato in prima fila gli fornisce
il riverbero di luce necessario per leggere. Alle sue spalle, manovrati
con impeccabile sincronismo dalla regista, disegni ed effetti sonori
scorrono copiosi, nonostante non si sia riusciti a convincere i fumetti
a muovere le labbra.
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| Uno
sceneggiatore cinematografico di fama locale si mette in ombra di fronte
alla grandezza dello scrittore che lo guarda dall’alto e ne ispira la
favella. Nel leggere un racconto firmato Gadda perde irrimediabilmente
la cognizione del tempo e costringe il pubblico ad ascoltarlo ad oltranza.
Ha già fatto saltare la scaletta prevista, ma insiste ad inoltrarsi
in un secondo racconto sul cinema, dimostrando di poter parlare per
ore della sua materia. |
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| Il
portavoce di alcuni Creativi Riunitisi In Concilio Con Attivismo (per
gli amici la C.R.I.C.C.A.), riferisce con accuratezza e voce profonda
il risultato di un racconto da loro improvvisato su pochi suggerimenti
del pubblico. A partire da un nome, un luogo e poco altro, si giunge
a inenarrabili virtuosismi narrativi, anche capaci di mettere in serio
imbarazzo i personaggi coinvolti se per caso fossero lì ad ascoltare. |
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Un
giovane futuro architetto, nella sagoma stilizzata ormai simile alle
sculture di cui parla, esibisce tutta la sua erudizione girando intorno
ad un’opera del Giacometti, in cui a loro volta vari uomini girano attorno
ad una donna, forse non formosa ma che si regge in piedi, esplicita
metafora di molti sabati sera in cui buona parte del pubblico può ben
identificarsi. Essendosi l’autore ispirato ad antiche statuette etrusche,
viene da chiedersi se in Toscana già allora si andasse in discoteca. |
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