1 - Il Nuovo Umanesimo e le Arti

Riflessioni sull'Arte

Il Centro Umanista di Espressione Artistica è nato da un’esigenza profonda di ricostruire un tessuto sociale e culturale distrutto da altri; un tessuto che da sempre è stato la base di tutti i fenomeni artistici ; un tessuto fatto di persone concrete che si incontrano nella loro diversità e multietnicità culturale e artistica per scambiarsi le loro esperienze vitali.
Per fare in modo che questa convergenza si possibile e non solo probabile, il Movimento Umanista ha sviluppato degli strumenti teorici e pratici che si esprimono nelle attività del CUEA.
Questi strumenti per citarne alcuni, sono: l’esperienza organizzativa a livelli locali, nazionali ed internazionali; i circuiti di interscambio e informazione internazionali; i periodici e locali di quartiere; i programmi ed emittenti radio e televisive; la casa editrice con i suoi canali di distribuzione ; un sistema interpretativo del fenomeno umano e delle arti.
Non pretendiamo in questo articolo di esaurire tutti i punti toccati in questa breve presentazione che senz’altro meriterebbero più spazio, che saremo lieti di dedicare nelle altre uscite del Giornale di Pensiero "L’idea", dato che ci è stato offerto di collaborare ogni mese con le nostre esperienze.

Detto questo, credo che per poter esprimere le nostre opinioni sul tema delle Arti Espressive è necessario capire cosa intendiamo per Nuovo Umanesimo, estrapolando alcuni capoversi della conferenza (La crisi dell’umanesimo storico e il Nuovo Umanesimo) tenuta dall’amico Dr. Salvatore Puledda nell’ambito delle Giornate Umaniste Universitarie, dello scorso aprile :
"(...) Ogni "umanesimo" comporta, in modo più o meno esplicito, una definizione o un’immagine della "natura" o della "essenza" umana, ogni umanesimo, cioè ci dice qualcosa che ci interessa tutti da vicino: ci dice che cosa o chi o come gli esseri umani "sono" o "dovrebbero essere". In altri termini, ogni umanesimo contiene sia un aspetto "normativo" sia un "progetto" che coloro i quali lo hanno proposto, cercano o pretendono di mettere in pratica.
Se poi analizziamo un po’ più a fondo questo tema, vedremo che tutti noi abbiamo un’immagine, che può essere più o meno chiara, più o meno coerente, oppure, viceversa tacita o confusa, di quello che l’essere umano è o dovrebbe essere; ed è sulla base di tale immagine che spesso cerchiamo di portare avanti o giustificare certi comportamenti, oppure cerchiamo di evitarne altri. E’ anche evidente che tali immagini non sono individuali, personali, ma provengono, per così dire, dal "substrato" culturale nel quale ciascuno di noi si è formato. Di qui la rilevanza di un discorso di chiarificazione del concetto di umanesimo.
(...) Negli ultimi anni, cioè a partire dagli anni ottanta, sono apparsi nuovi movimenti, sia nel campo politico, che in quello filosofico e persino nel campo stesso delle scienze fisiche, che riportano in primo piano l’essere umano, che rivendicano per esso una posizione centrale e speciale nel mondo naturale ed annunziano una nuova concezione dell’umanesimo.

In campo politico, mi sembra, la perestrojka portata avanti dal gruppo dirigente sovietico costituisce un fatto straordinario e, visto dal di fuori, quasi "miracoloso". Il Dr. Zagladin ci ha parlato dei risultati positivi e delle difficoltà e dei fallimenti della perestrojka. Ma fra i risultati positivi, la fine della corsa agli armamenti nucleari, l’allontanamento dell’incubo della catastrofe nucleare costituisce una pietra miliare nella storia del mondo moderno, un fatto per il quale, e lo dico senza alcuna retorica, l’umanità intera deve essere grata al gruppo dirigente sovietico di quegli anni, guidato dal Presidente Gorbachov.

In campo filosofico, la novità è costituita dal Nuovo Umanesimo di Silo. Silo riformula il concetto di umanesimo e lo colloca in una prospettiva storica globalizzante, cioè in sintonia con l’epoca attuale che vede il sorgere, per la prima volta nella storia umana, di una società planetaria. Silo afferma che l’umanesimo che appare con forza in Europa nell’epoca rinascimentale, rivendicando per l’essere umano dignità e centralità contro la svalutazione operata dal Medioevo cristiano, era già presente in altre culture, nell’Islam per esempio, o nell’India o nella Cina. Certo, veniva chiamato in altro modo, dato che altri erano i parametri culturali di riferimento, ma nondimeno era implicito sotto forma di "atteggiamento" e di "prospettiva di fronte alla vita". Nella concezione di Silo, l’umanesimo, allora, non risulta essere un fenomeno culturalmente e geograficamente delimitato, un fatto europeo, ma piuttosto un fenomeno che è sorto e si è sviluppato in diverse parti del mondo ed in diverse epoche. Proprio per questo, esso può imprimere una direzione convergente a culture diverse che, in un pianeta unificato dai mezzi di comunicazione di massa, sono ormai forzatamente e conflittivamente, a contatto l’una con l’altra.
Silo colloca l’essere umano nella dimensione della libertà. Per lui, che in questo si rifà alla tradizione fenomenologica, la coscienza umana non è un riflesso passivo o deformato del mondo naturale, ma fondamentalmente attività intenzionale, attività incessante di interpretazione e ricostruzione del mondo naturale e sociale. L’essere umano, sebbene partecipi del mondo naturale in quanto ha un corpo, non è riducibile ad un semplice fenomeno naturale, non ha una natura, un’essenza definita, ma è un "progetto" di trasformazione del mondo naturale e di se stesso.
Il progetto umano collettivo è per Silo l’umanizzazione della Terra, cioè l’eliminazione del dolore fisico e della sofferenza mentale, e pertanto l’eliminazione di tutte le forme di violenza e di discriminazione che privano gli esseri umani della loro intenzionalità e libertà e li riducono a cose, ad oggetti naturali, a strumenti dell’intenzione di altri.
Ma quale può essere, in un pianeta forzatamente unificato in cui si contrappongono visioni del mondo differenti, finalità e valori contrastanti, un denominatore comune per la convergenza fra i popoli, le culture e le religioni? Come attuare un avvicinamento alla creazione di una nazione umana universale? Per Silo, questo è possibile attraverso un atteggiamento umanista che egli definisce attraverso questi paramentri:
1. Posizione centrale dell’essere umano sia come valore sia come preoccupazione.
2. Affermazione dell’uguaglianza di tutti gli esseri umani.
3. Riconoscimento delle diversità personali e culturali.
4. Tendenza a sviluppare la conoscenza al di là di quanto accettato come verità assoluta.
5. Affermazione della libertà di idee e credenze.
6. Ripudio della violenza.

L’umanesimo, definito da questo atteggiamento e da questa prospettiva di vita personale e collettiva, non è dunque il patrimonio di una cultura specifica ma può esserlo di tutte le culture, e in questo senso si presenta come un umanesimo universale."


Stiamo parlando di una cultura in moto che si va esprimendo in diversi campi. Niente di ciò che è riferito all’essere umano è estraneo al Nuovo Umanesimo. Sulla politica, sulle relazioni umane, sullo sviluppo del mondo, sul comportamento e sulle Arti Espressive ha molto da dire questa cultura che si sta profilando.
Questa è un’epoca molto veloce, molto accelerata in cui aumentano il malessere sociale e i problemi psicologici. I cambiamenti molto rapidi e imprevedibili, creano confusione e disorientamento. In questo contesto la crescita dell’essere umano è asfissiata, soffocando il sorgere di altre possibilità che, certamente, corrispondono a questo nuovo momento.
Ma è anche vero che al quadro apocalittico, che spesso ci si presenta nel guardare il mondo, corrisponde una rinascita di gruppi spontanei, di individui, di iniziative che mostrano una vitalità e una forza esistenziale, impensabile fino a poco tempo fa. Esistenziale perché sembra che queste iniziative siano spinte da sincere necessità che hanno a che vedere con le persone in senso concreto, nella loro diversità e unicità, iniziative ben lontane dal vuoto sogno di potere e di prestigio culturale ereditato dagli anni ’80.

Ma come si pone il Nuovo Umanesimo di fronte al fenomeno dell’Espressione Artistica ? Facciamo un passo indietro.
Nella civiltà europea delle origini, e ancora oggi nelle civiltà tribali che si sono sviluppate in modo diverso, le forme d’espressione che noi chiamiamo ARTI erano fuse tra loro. La danza, la pittura, la scultura, la musica, la poesia e la prosa, sia orali che scritte, sono nate tutte dallo stesso nucleo e sono parte integrante di ogni civiltà, e in quanto tali universali. In altre culture queste forme d’arte non hanno solo un significato "estetico", come nella cultura occidentale, ma svolgono un ruolo essenziale nella vita delle persone, perché vengono intese in senso mistico, sacrale e rituale.

Il Nuovo Umanesimo si pone in modo uguale rispetto alle varie arti, pur comprendendone le differenze espressive, esecutive e tecniche. Molti di coloro che hanno sperimentato a fondo, in ambito musicale, teatrale, letterario o pittorico, si sono ritrovati a percorrere strade simili e hanno raggiunto obiettivi comuni, superando i confini apparenti che si sono creati tra le diverse attività artistiche. E non solo i confini tra le varie forme d’arte, ma anche quelli tra l’arte, la religione e la scienza.

Per questo un artista umanista non rifiuta la convergenza e la diversità, anzi stimola l’interscambio e l’interazione tra le arti consapevole che le forme artistiche possono essere molteplici e ugualmente valide se affrontate con profondità e sincerità.

Quante volte nella storia al sorgere di nuove forme di espressione artistica vi sono stati alcuni prepotenti che in nome dell’Ufficialità si sono schierati per soffocare, degradare e sminuire il nuovo nascente ? Stiamo parlando della fotografia, del cinema e del fumetto, per dirne alcuni, o dell’ancora rifiutata ComputerArt. Per non parlare di tutte quelle forme di espressione popolare bandite dagli accademici di tutto il mondo, quando dalle stesse traevano spunto e linfa vitale per poi riproporle spesso sminuite della loro verità vitale, spogliate di ogni umanità.
Secondo noi l’arte non è morta, come teorizzò un "morto influente" qualche anno fa, chi sta morendo sono gli schemi mentali in cui regnano i geni a scapito del popolo ignorante ; primeggiano le Arti Maggiori rispetto alle Minori e le culture di serie "A" rispetto a quelle di serie "Z".
Questo atteggiamento rispecchia tutto il pragmatismo e la prepotenza di chi non vuole lo sviluppo dell’essere umano ; di chi ha paura della diversità vista come minaccia della sua vacillante superiorità illusoria ; di chi cela larvatamente valori anti umanisti come il denaro, il sesso e il prestigio dietro le parole Cultura e Arte. Tutto questo ha soffocato e continua a soffocare lo sviluppo delle Arti Espressive verso orizzonti mai visti, colori mai dipinti, suoni mai uditi, e mille altre magie che si libereranno da coloro che rifiuteranno questa pesante e grigia visione delle arti espressive.
Il Nuovo Umanesimo si pone in un atteggiamento critico nei confronti dell’attuale sistema artistico e culturale, e propone e sviluppa forme in sintonia coi nuovi tempi.
I punti che stanno alla base dell’azione artistica sono sicuramente l’apertura verso la gente comune mossa dalla necessità di comunicare apertamente ciò che si pensa e sente senza il ridicolo timore di non essere capiti e la sincera ricerca artistica al di fuori delle mode e degli estetismi spettacolari propri dell’epoca della TV.

Dalle varie attività che si metteranno in moto si delinea chiaramente che quando cresce:
la voglia di condividere con altri questa passione e non solo con chi è dell’ambito artistico, dovuto anche al rifiuto dell’individualismo cieco e schizofrenico, che tanti disagi ha procurato in passato ;
la necessità di un sistema interpretativo della storia dell’arte a partire dalla valorizzazione delle arti popolari e delle tradizioni locali, dalla visione congiunta e comparata delle diverse arti nelle diverse zone del mondo ;
la necessità di riappropriarsi degli spazi fisici e culturali, all’interno di una società che aveva la pretesa di poter canalizzare le arti per il profitto di pochi e la povertà di tanti ;
il rifiuto del "mito" dell’artista, secondo il quale l’artista è al di sopra dei tempi e degli eventi, per cui è "naturale" che soffra e che sia solo ;
il rifiuto della concezione di "genio universale", più vicina ad una concezione teologica dell’essere umano, che ad una concezione sociale e storica in cui l’artista rappresenta un parziale momento di sintesi, come qualsiasi altro essere umano ;
la consapevolezza che oltre all’aspetto soggettivo delle arti, c’è un aspetto sociale ugualmente importante e inscindibile dal primo ;
la necessità di dare spazio a ciò che unisce rispetto a ciò che divide, di credere in ciò che c’è di positivo rispetto a ciò che c’è di negativo ;
la necessità della pratica artistica nei luoghi della gente (periferie, piazze, locali pubblici, scuole).

Quando succede tutto questo, è perché all’interno degli artisti ricomincia a parlare il Destino che ha mosso i popoli nella migliore direzione evolutiva ; questo Destino tante volte distorto e tante volte dimenticato, ma sempre ritrovato nelle svolte della storia. Non si scorge solo una nuova sensibilità, un nuovo modo di agire, ma anche un atteggiamento morale e una nuova disposizione tattica di fronte alla vita.
Il Centro Umanista di Espressione Artistica si fa interprete di questa nuova sensibilità, oscura a qualsiasi senz’anima messo al vertice epocale di questa società violenta e assurda, certo che il futuro apparterà a questi pionieri del vento che libereranno l’essere umano dalla paura della morte, tuffandosi nell’immortalità delle Arti.
Per concludere esorto tutti coloro a cui sta a cuore il futuro delle arti di dare il proprio contributo e la propria opinione riguardo alle nostre riflessioni, perché sono certo che ciò che ho espresso in queste pagine riguardo la Nuova Sensibilità può essere ampliato e puntualizzato, sono disponibile ad incontri e scambi.

Firenze, novembre 1996

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