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queste poche righe si vuole soddisfare la necessità di avere
dei sintetici punti di riferimento in cui si possono riconoscere gli
artisti Umanisti. Gli artisti umanisti si definiscono tali a partire
da una nuova sensibilità, da un atteggiamento nei confronti del
futuro, e da un modo di agire ed intendere l’arte, indipendentemente
dal mezzo espressivo che praticano e dal luogo in cui agiscono.
La sensibilità umanista si esprime quando si manifesta:
· la voglia di condividere con altri questa passione e non solo con
chi è dell’ambito artistico, dovuto anche al rifiuto dell’individualismo
cieco e schizofrenico, che tanti disagi ha procurato in passato;
· la necessità di un sistema interpretativo della storia dell’arte
a partire dalla valorizzazione delle arti popolari e delle tradizioni
locali, dalla visione congiunta e comparata delle diverse arti nelle
diverse zone del mondo;
· la necessità di riappropriarsi degli spazi fisici e culturali,
all’interno di una società che aveva la pretesa di poter canalizzare
le arti per il profitto di pochi e la povertà di tanti;
· il rifiuto del "mito" dell’artista, secondo il quale
l’artista è al di sopra dei tempi e degli eventi, per cui è
"naturale" che soffra e che sia solo;
· il rifiuto della concezione di "genio universale", più
vicina ad una concezione teologica dell’essere umano, che ad una concezione
sociale e storica in cui l’artista rappresenta un parziale momento di
sintesi, come qualsiasi altro essere umano;
· la consapevolezza che oltre all’aspetto soggettivo delle arti,
c’è un aspetto sociale ugualmente importante e inscindibile dal
primo;
· la neccessità di dare spazio a ciò che unisce rispetto
a ciò che divide, di credere in ciò che c’è di
positivo rispetto a ciò che c’è di negativo;
· la necessità della pratica artistica nei luoghi della gente
(periferie, piazze, locali pubblici, scuole).
Quando succede tutto questo, è perché all’interno degli
artisti ricomincia a parlare il Destino che ha mosso i popoli nella
migliore direzione evolutiva ; questo Destino tante volte distorto
e tante volte dimenticato, ma sempre ritrovato nelle svolte della storia.
Non si scorge solo una nuova sensibilità, un nuovo modo di agire,
ma anche un atteggiamento morale e una nuova disposizione tattica di
fronte alla vita.
Per questo l’artista umanista pur vivendo il profondo disagio dovuto
alla discriminazione e all’isolamento che si fa sempre più aspro
nella società del profitto a tutti i costi, crede in un futuro
migliore e non si abbandona al facile pessimismo e disfattismo proprio
della crisi dell’epoca. Per questo cerca il confronto, rifiutando l’isolamento
come forma "naturale" di vivere l’arte, e promuove incontri,
lavori d’insieme, attività per riscattare il suo ruolo sociale
di creatore di mondi e di significati che trascendano dalla schiacciante
e finta realtà "oggettiva" creata da chi ha il potere
di manipolare, le informazioni, le immagini, e la storia a proprio vantaggio
e profitto. Questo suo attegiamento di costruttore di diverse realtà,
migliori di quella attuale, lo porta ad agire non solo in campo creativo
ed artistico ma anche con le persone che lo circondano intendendo sempre
più l’arte non solo come un "mestiere" ma come un ateggiamento
positivo e trascendente di fronte alla vita.
Per questo anche le sue creazioni artistiche sono diverse da quelle
di altri artisti che non si riconoscono nella nuova sensibilità
umanista.
Il suo linguaggio non è più criptico e non-comunicativo,
ma tende verso l’apertura e la comunicazione verso gli altri. Questo
anche perché si rende conto che l’opera d’arte non è come
si pensava ingenuamente in altre epoche, frutto del solo artista, ma
dell’incontro artista-mondo. Se non ci fossero state altre persone che
osservavano i quadri di Michelangelo, che li interpretavano, che li
assimilavano non vi sarebbe neanche Michelangelo con i suoi significati
e le sue influenze. L’artista umanista sa bene che l’arte fa parte di
"se stesso" quanto del "mondo" che lo circonda.
A questo mondo si rivolge per costituirsi artista e non si autoproclama
"artista" a priori rifiutando e degradando il paesaggio che
lo circonda e, per quanto difficile e assurdo sia comprenderlo, lo ama
e cerca di contribuire a farlo crescere.
Questo atteggiamento si traduce praticamente nella ricerca di opere
artistiche che facciano interagire gli altri, stimolando e richiamandoli
alla partecipazione attiva all’evento artistico. Lo fa promuovendo e
aiutando gli altri a riconoscere che anche loro sono artisti se lo vogliono,
e non gode del fatto di sentirso il solo e l’unico capace.
È Umanista l’artista che opera in questa direzione, indipendentemente
da l fatto che lui si definisca "umanista" o no, che conosca
o no il Movimento Umanista, perché grazie a quelle piccole-grandi
azioni quotidiane ha iniziato a realizzarsi nel suo petto, nella sua
immaginazione e nella sua arte la Nazione Umana Universale, dove sia
stata superata ogni violenza e ogni discriminazione, a favore di un
essere umano finalmente libero e felice.
Firenze, novembre 1998 |