12 - L'Artista Umanista

Riflessioni sull'Arte

In queste poche righe si vuole soddisfare la necessità di avere dei sintetici punti di riferimento in cui si possono riconoscere gli artisti Umanisti. Gli artisti umanisti si definiscono tali a partire da una nuova sensibilità, da un atteggiamento nei confronti del futuro, e da un modo di agire ed intendere l’arte, indipendentemente dal mezzo espressivo che praticano e dal luogo in cui agiscono.

La sensibilità umanista si esprime quando si manifesta:
· la voglia di condividere con altri questa passione e non solo con chi è dell’ambito artistico, dovuto anche al rifiuto dell’individualismo cieco e schizofrenico, che tanti disagi ha procurato in passato;
· la necessità di un sistema interpretativo della storia dell’arte a partire dalla valorizzazione delle arti popolari e delle tradizioni locali, dalla visione congiunta e comparata delle diverse arti nelle diverse zone del mondo;
· la necessità di riappropriarsi degli spazi fisici e culturali, all’interno di una società che aveva la pretesa di poter canalizzare le arti per il profitto di pochi e la povertà di tanti;
· il rifiuto del "mito" dell’artista, secondo il quale l’artista è al di sopra dei tempi e degli eventi, per cui è "naturale" che soffra e che sia solo;
· il rifiuto della concezione di "genio universale", più vicina ad una concezione teologica dell’essere umano, che ad una concezione sociale e storica in cui l’artista rappresenta un parziale momento di sintesi, come qualsiasi altro essere umano;
· la consapevolezza che oltre all’aspetto soggettivo delle arti, c’è un aspetto sociale ugualmente importante e inscindibile dal primo;
· la neccessità di dare spazio a ciò che unisce rispetto a ciò che divide, di credere in ciò che c’è di positivo rispetto a ciò che c’è di negativo;
· la necessità della pratica artistica nei luoghi della gente (periferie, piazze, locali pubblici, scuole).

Quando succede tutto questo, è perché all’interno degli artisti ricomincia a parlare il Destino che ha mosso i popoli nella migliore direzione evolutiva ; questo Destino tante volte distorto e tante volte dimenticato, ma sempre ritrovato nelle svolte della storia. Non si scorge solo una nuova sensibilità, un nuovo modo di agire, ma anche un atteggiamento morale e una nuova disposizione tattica di fronte alla vita.

Per questo l’artista umanista pur vivendo il profondo disagio dovuto alla discriminazione e all’isolamento che si fa sempre più aspro nella società del profitto a tutti i costi, crede in un futuro migliore e non si abbandona al facile pessimismo e disfattismo proprio della crisi dell’epoca. Per questo cerca il confronto, rifiutando l’isolamento come forma "naturale" di vivere l’arte, e promuove incontri, lavori d’insieme, attività per riscattare il suo ruolo sociale di creatore di mondi e di significati che trascendano dalla schiacciante e finta realtà "oggettiva" creata da chi ha il potere di manipolare, le informazioni, le immagini, e la storia a proprio vantaggio e profitto. Questo suo attegiamento di costruttore di diverse realtà, migliori di quella attuale, lo porta ad agire non solo in campo creativo ed artistico ma anche con le persone che lo circondano intendendo sempre più l’arte non solo come un "mestiere" ma come un ateggiamento positivo e trascendente di fronte alla vita.

Per questo anche le sue creazioni artistiche sono diverse da quelle di altri artisti che non si riconoscono nella nuova sensibilità umanista.

Il suo linguaggio non è più criptico e non-comunicativo, ma tende verso l’apertura e la comunicazione verso gli altri. Questo anche perché si rende conto che l’opera d’arte non è come si pensava ingenuamente in altre epoche, frutto del solo artista, ma dell’incontro artista-mondo. Se non ci fossero state altre persone che osservavano i quadri di Michelangelo, che li interpretavano, che li assimilavano non vi sarebbe neanche Michelangelo con i suoi significati e le sue influenze. L’artista umanista sa bene che l’arte fa parte di "se stesso" quanto del "mondo" che lo circonda. A questo mondo si rivolge per costituirsi artista e non si autoproclama "artista" a priori rifiutando e degradando il paesaggio che lo circonda e, per quanto difficile e assurdo sia comprenderlo, lo ama e cerca di contribuire a farlo crescere.

Questo atteggiamento si traduce praticamente nella ricerca di opere artistiche che facciano interagire gli altri, stimolando e richiamandoli alla partecipazione attiva all’evento artistico. Lo fa promuovendo e aiutando gli altri a riconoscere che anche loro sono artisti se lo vogliono, e non gode del fatto di sentirso il solo e l’unico capace.

È Umanista l’artista che opera in questa direzione, indipendentemente da l fatto che lui si definisca "umanista" o no, che conosca o no il Movimento Umanista, perché grazie a quelle piccole-grandi azioni quotidiane ha iniziato a realizzarsi nel suo petto, nella sua immaginazione e nella sua arte la Nazione Umana Universale, dove sia stata superata ogni violenza e ogni discriminazione, a favore di un essere umano finalmente libero e felice.

Firenze, novembre 1998

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