13 - Le funzioni sociali dell’arte

Riflessioni sull'Arte

In vari nostri contributi abbiamo toccato questo tema, lo abbiamo visto dal punto di vista esistenziale, dal punto di vista filosofico, dal punto di vista sociale e personale. In questo vogliamo sviluppare ulteriormente l’aspetto pratico e concreto della funzione degli artisti in seno alla società.


l sentimento di discriminazione
Oggi la maggior parte degli artisti si sente ingiustamente discriminata.

In effetti, con lo sviluppo dell’industria, del razionalismo architettonico e della più recente rivoluzione tecnologica degli anni del dopoguerra, la funzione che molte arti occupavano nella società si è andata modificando, restringendosi, fino ad emarginarsi dalla sfera sociale e rinchiudendosi in quella personale. È questo il caso eclatante della poesia, della scultura e della pittura, ma che in un modo o nell’altro, tocca tutte le discipline artistiche.
Nelle Arti costruttive o legate allo spettacolo, come per l’architettura e il cinema, è meno forte questo sentimento ed è più chiara la loro utilità collettiva.

Per quanto riguarda il Teatro e la Composizione musicale classica, quella in cui si studia 10 anni in conservatorio per intendersi, credo che più nessun ente teatrale, pubblico o privato, commissioni da anni nuove opere, perdendo il ruolo di committenza che avevano in passato, incidendo fortemente nella promozione della cultura contemporanea in questi campi. Oggi le istituzioni teatrali e musicali vivono nella continua riesumazione e le novità sono totalmente a carico degli artisti che hanno la forza di crearle e promuoverle.
Per renderci conto dell’emarginazione che alcune arti subiscono, basti pensare a frasi come "l’arte non paga": questa è la reputazione che gode nella società dei consumi, della produttività di massa e del profitto a tutti i costi, l’applicazione e la dedizione artistica. Se entriamo, ad esempio, nei luoghi civici del passato, come può essere Palazzo Vecchio, e poi nelle strutture moderne ci accorgiamo immediatamente dell’assoluta mancanza di sculture e pitture.
Questo stato di cose, sarebbe stato più comprensibile in altre epoche, quando la società era prevalentemente contadina. Allora avere un artista in famiglia era una sorta di disgrazia, e solo chi discendeva da famiglie benestanti o ricche poteva permettersi di curare questa vocazione. Tutti gli artisti del rinascimento erano ricchi e discendevano da famiglie benestanti, e questo è stato così fino a poco tempo fa.
Oggi però è diverso: grazie all’ampliarsi della fascia media, della rivoluzione tecnologica e del livello d’istruzione, si presenta la possibilità reale di dare la possibilità a tutti gli individui di dedicarsi all’arte. Eppure mai come oggi c’è mancanza di arte nella società, questo è un paradosso.

Di fatto siamo a questo punto, gli artisti e la gente non sanno più cosa li unisce, gli uni si sono isolati e gli altri li hanno quasi dimenticati. Li hanno eliminati dai lori interessi, dalle loro spese, dalle loro conversazioni, e gli artisti si sono rifugiati in questa celletta fatta d’incomprensioni e di sofferenza che ancora si ostinano a chiamare arte.
C’è da dire, per evitare qualsiasi vittimismo di categoria, che questo processo è avvenuto in tutti i campi umani, la politica ad esempio si è totalmente staccata dai problemi reali; anche tra vicini di casa è aumentato l’isolamento, la solitudine e l’incomprensione; nella scienza la super specializzazione ha allontanato i ricercatori dal loro centro verso periferie tra di loro divise e non comunicanti.
In sintesi, stando così le cose, molti artisti hanno la netta sensazione che ciò che fanno abbia soprattutto valore per loro stessi. Di conseguenza, anche le persone comuni credono che sia così, e li lasciano fare senza comprendere l’unione e il legame che li unisce.
Questo legame si è spezzato. Per ricongiungerlo bisogna, che gli artisti e la gente, riconoscano all’arte un valore sociale e un ruolo, pari ad esempio a quello della scienza e della religione. Si, è così: gli artisti, al pari degli uomini di scienza e di spiritualità, svolgono una funzione sociale indispensabile e, con la loro ricerca, contribuiscono allo sviluppo e alla crescita dei popoli.


L’esile legame
Perché un popolo ci tiene ai medici, agli ingegneri, ai meccanici, ai panettieri…? Se i panettieri protestano tutti si sentono coinvolti, perché è chiaro il legame che c’è tra la gente e i panettieri. Di conseguenza anche il panettiere non ha la sensazione che ciò che fa, lo fa per lui e basta, anche alla gente è chiaro questo, infatti gli dà da vivere lo sostiene affinché lui compia la sua funzione sociale.
Perché per l’artista non è così? Un poeta, un pittore, uno scultore anche se protestassero quali evidenti disagi porterebbero in questa società?
Bisognerebbe provarci. Tutto il non-senso sociale, che ci circonda silenzioso, si mostrerebbe in tutta la sua assurdità. Vi immaginate una società senza artisti.
Per quanto questa società sia assurda e cieca non può fare a meno degli artisti.

Il sistema economico, che sembra gestire i popoli, ci compra, ci usa, ci emargina e allo stesso tempo si vanta di noi; non vuole la nostra estinzione, ci vuole solo controllare, e per questo gli basta prezzarci. Sembra ci dia lo spazio necessario per sopravvivere, ma non di più.
Ad esempio le discipline artistiche si sono conservate nelle scuole elementari e medie. La loro pratica espressiva rientra ancora nella didattica e nell’educazione delle giovani generazioni, ma poi si ritiene che, con gli studi superiori bisogna abbandonare quel tipo di cose per dedicarsi ad altre più concrete. Non si pensa lo stesso della lingua nazionale dato che la materia "italiano" viene mantenuta in tutti gli istituti superiori, anche in quelli tecnici. Da qui ne deriva che l’essere umano che si forma in questa società debba abbandonare le arti e le fantasie giovanili, per entrare nella società. Eppure da un piccolo sondaggio fatto tra amici le materie artistiche di musica, pittura, plastica e teatro erano tra le più sentite e divertenti, e se fosse stato per loro avrebbero continuato per chissà quanti anni ancora, ad esprimersi artisticamente.
Sembra però che con gli anni si siano convinti che non erano capaci, che artisti si nasce, che erano cose da ragazzi e hanno così rinunciato a questa loro capacità innata e profondamente umana.
Ma è giunto il momento di ampliare lo spazio in cui ci troviamo, di uscire dalla celletta di ape in cui siamo rinchiusi. Bisogna iniziare a non crederci e a dare più valore al nostro essere artisti, iniziando, perché no, a riscattare il nostro ruolo sociale.


Il ruolo indispensabile degli artisti nella società
Esaminiamo ora le innumerevoli funzioni e contributi che gli artisti apportano e possono apportare per lo sviluppo sociale e personale.
Uno dei punti di maggiore contributo è nel campo della formazione e dell’educazione. Le discipline artistiche come il teatro, la musica, la pittura e il modellato possono essere maggiormente impiegate per formare le nuove generazioni fino all’ingresso dell’università.
Non è utopia, pensiamo ad una disciplina artistica come la letteratura: si conserva in tutti gli istituti superiori di conseguenza e anche la capacità linguistica del ragazzo avanza e si perfeziona con gli anni. Perché invece con le arti visive avviene un blocco nelle scuole medie?
La proposta è di continuare questa formazione e farla crescere con l’avanzare degli anni. Ecco questo è compito degli artisti. Noi abbiamo continuato a sviluppare questa loro capacità e siamo in grado di trasmetterla.
La nostra è una proposta giusta e utile alla società. Siamo sicuri che questa "materia" è indispensabile per lo sviluppo espressivo ed emotivo della persona, le materie scientifiche e tecniche che contribuiscono alla crescita dell’intelletto e dell’ingegno, ma per la sfera emotiva siamo noi gli specialisti. Forse in questa società non si considera un ragazzo di 13 anni, in pieno sviluppo adolescenziale come un essere emotivo; forse non si considera che più di ogni altra materia l’espressione artistica lo può aiutare a comprendere, sviluppare e ordinare quel vulcano interno che gli esplode proprio in questa fase vitale.

Perché non lo facciamo? È nostro compito.

E che dire del teatro, quale forma più divertente e cosciente ci può essere per identificarsi in altri personaggi, magari della storia o della letteratura. In tal modo, l’alunno sviluppa una posizione attiva nei confronti di ciò che studia. In altri percorsi didattici, non ufficiali, sviluppati ad esempio da Steiner, il teatro è uno strumento efficacissimo per motivare e portare gli alunni ad assimilare e comprendere concetti molto distanti e difficili.

Perché non lo facciamo? È nostro compito.

L’educazione fisica, materia conservata negli istututi superiori, potrebbe essere diversa. Immaginatevi, il contributo dei ballerini, loro possonoaiutare non solo a potenziare il corpo ma anche ad armonizzarlo e utilizzarlo espressivamente. Dovrebbe essere una ginnastica più artistica, che non punti al primato sugli altri, al prestigio sportivo, alla competizione con gli altri, ma alla sfida più intelligente e costruttiva, che è con se stessi.

Perché non lo facciamo? È nostro compito.

Che dire poi della musica. La passione musicale cresce proprio in questa fascia di età (14-18 anni), in questi anni si formano i primi complessi musicali, perché non aiutarli a comprendere i simboli espressivi e la struttura della musica, così vicina alla matematica e così utile per comprendere tante altre discipline.

Perché non lo facciamo? È nostro compito.

I fumettisti potrebbero invece applicare la loro arte per la creazione di materiali didattici. Questo linguaggio amato dai giovani è sicuramente molto più efficace per portare gli alunni a conoscenza dei fatti storici, di formule scientifiche e matematiche. Anche gli animatori o cartonist potrebbero, come ha fatto Bruno Bozzetto per Quark, aiutare nella didattica per facilitare la comprensione di concetti e situazioni che si ritiene fondamentali da trasmettere agli allievi.

Perché non lo facciamo? È nostro compito.

Poeti, scrittori in prosa, commediografi, sceneggiatori e parolieri potrebbero far conoscere e aiutare a comprendere le diverse forme espresive della lingua scritta, attraverso stage permanenti e itineranti nella città o provincia in cui operano.

Perché non lo facciamo? È nostro compito.. E queste sono solo alcune delle possibili iniziative nel campo educativo in cui gli artisti possono dare il loro fondamentale contributo. Chiaramente occorre che la scuola e la didattica attuale cambi in un’altra direzione (per comprendere meglio il nostro concetto didattico ed educativo vi rimandiamo ad un altro dei nostri articoli "Come potrebbe essere la scuola" del giugno 1998).

Se solo si desse importanza all’arte nell’educazione, tantissimi artisti sentirebbero una grande gioia nel cuore e un senso più ampio che li porterebbe a credere maggiormente nella loro ricerca, perché la vedono correttamente applicata nella realtà sociale.

Se non è ancora chiara l’indispensabile funzione dell’arte e il ruolo che gli artisti devono conquistare nella società, proviamo a pensare come possiamo contribuire alla vita civica.
Gli artisti visivi possono arricchire gli spazi cittadini con murales, pannelli, sculture. Chiaramente gli spazi d’intervento vanno ampliati, oggi ad esempio vi sono tantissime scuole prefabbricate che fanno schifo, sembrano cubi grigi e morti e simboleggiano perfettamente la povertà e lo squallore della scuola. Dovrebbero essere invece delle "fabbriche", intese come officine di creazione, in cui i vari artisti convergono per rendere più umano e bello l’edificio scolastico. E gli uffici pubblici? Le poste, i tribunali, le sedi di quartiere non sarebbero migliori se fossero più artistiche? E la gente che vive e usufruisce questi spazi non sarebbe più gentile, amabile e umana? soldi? Anzi che spendere centinaia di milioni per la scultura del prestigioso artista si stabilisse un contributo equo che dia da vivere e sostenesse più artisti, anzi che arricchirne uno solo e a sproposito, ci sarebbero le risorse finanziarie per rendere la nostra vita migliore.
I musicisti ad esempio, non potrebbero suonare nelle scuole e nei posti di lavoro? Non potrebbero aiutare a vivere meglio la gente? Una fabbrica non potrebbe almeno una volta al mese offrire ai suoi lavoratori un concerto musicale?
Non stiamo parlando di fenomeni, sconosciuti, oggi molti musicisti suonano nei locali notturni, e alla gente piace, e se loro non ci fossero sarebbe una gran tristezza, perché non dovrebbe estendersi a diversi spazi di aggregazione? No, non ci possiamo immaginare un mondo senza musica, i film senza colonna sonora, eppure molti musicisti vivono a stento, e non perché non siano capaci di suonare.
I soldi? Anche in questo settore se i CD non costassero 40milalire, quando il loro costo di produzione è di 1000 lire probabilmente molte più persone li acquisterebbero e ci sarebbe più spazio per la ricerca e la diversità.

Potremmo allungare la lista per ogni disciplina artistica, per renderci conto che quella cosa che si chiama arte è importante, utile e indispensabile per l’umanità come la scienza, come il pane e i vestiti. Allora perché ci sono così tanti artisti emarginati, perché è più facile trovare lavoro come panettiere e ingegnere in questa società.
Non perché non siamo utili.
Non perché la gente non ci vuole o non ci capisce.
Non perché quello che facciamo è riluttante.
Perché questa società è impazzita inseguendo il Dio denaro come portatore di felicità, dimenticando le proprie radici e il proprio senso.

Non serve più lamentarsi e soffrire, non serve più sentirsi vittime e incompresi. Non serve più a noi e… al mondo. Alziamoci in piedi e facciamo sentire la nostra voce o… la nostra musica.

Dicembre 1998

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