| In
vari nostri contributi abbiamo toccato questo tema, lo abbiamo visto
dal punto di vista esistenziale, dal punto di vista filosofico, dal
punto di vista sociale e personale. In questo vogliamo sviluppare ulteriormente
l’aspetto pratico e concreto della funzione degli artisti in seno alla
società.
l sentimento
di discriminazione
Oggi la maggior parte
degli artisti si sente ingiustamente discriminata.
In effetti, con lo sviluppo dell’industria, del razionalismo architettonico
e della più recente rivoluzione tecnologica degli anni del dopoguerra,
la funzione che molte arti occupavano nella società si è
andata modificando, restringendosi, fino ad emarginarsi dalla sfera
sociale e rinchiudendosi in quella personale. È questo il caso
eclatante della poesia, della scultura e della pittura, ma che in un
modo o nell’altro, tocca tutte le discipline artistiche.
Nelle Arti costruttive o legate allo spettacolo, come per l’architettura
e il cinema, è meno forte questo sentimento ed è più
chiara la loro utilità collettiva.
Per quanto riguarda il Teatro e la Composizione musicale classica, quella
in cui si studia 10 anni in conservatorio per intendersi, credo che
più nessun ente teatrale, pubblico o privato, commissioni da
anni nuove opere, perdendo il ruolo di committenza che avevano in passato,
incidendo fortemente nella promozione della cultura contemporanea in
questi campi. Oggi le istituzioni teatrali e musicali vivono nella continua
riesumazione e le novità sono totalmente a carico degli artisti
che hanno la forza di crearle e promuoverle.
Per renderci conto dell’emarginazione che alcune arti subiscono, basti
pensare a frasi come "l’arte non paga": questa è la
reputazione che gode nella società dei consumi, della produttività
di massa e del profitto a tutti i costi, l’applicazione e la dedizione
artistica. Se entriamo, ad esempio, nei luoghi civici del passato, come
può essere Palazzo Vecchio, e poi nelle strutture moderne ci
accorgiamo immediatamente dell’assoluta mancanza di sculture e pitture.
Questo stato di cose, sarebbe stato più comprensibile in altre
epoche, quando la società era prevalentemente contadina. Allora
avere un artista in famiglia era una sorta di disgrazia, e solo chi
discendeva da famiglie benestanti o ricche poteva permettersi di curare
questa vocazione. Tutti gli artisti del rinascimento erano ricchi e
discendevano da famiglie benestanti, e questo è stato così
fino a poco tempo fa.
Oggi però è diverso: grazie all’ampliarsi della fascia
media, della rivoluzione tecnologica e del livello d’istruzione, si
presenta la possibilità reale di dare la possibilità a
tutti gli individui di dedicarsi all’arte. Eppure mai come oggi c’è
mancanza di arte nella società, questo è un paradosso.
Di fatto siamo
a questo punto, gli artisti e la gente non sanno più cosa li
unisce, gli uni si sono isolati e gli altri li hanno quasi dimenticati.
Li hanno eliminati dai lori interessi, dalle loro spese, dalle loro
conversazioni, e gli artisti si sono rifugiati in questa celletta fatta
d’incomprensioni e di sofferenza che ancora si ostinano a chiamare arte.
C’è da dire, per evitare qualsiasi vittimismo di categoria, che
questo processo è avvenuto in tutti i campi umani, la politica
ad esempio si è totalmente staccata dai problemi reali; anche
tra vicini di casa è aumentato l’isolamento, la solitudine e
l’incomprensione; nella scienza la super specializzazione ha allontanato
i ricercatori dal loro centro verso periferie tra di loro divise e non
comunicanti.
In sintesi, stando così le cose, molti artisti hanno la netta
sensazione che ciò che fanno abbia soprattutto valore per loro
stessi. Di conseguenza, anche le persone comuni credono che sia così,
e li lasciano fare senza comprendere l’unione e il legame che li unisce.
Questo legame si è spezzato. Per ricongiungerlo bisogna, che
gli artisti e la gente, riconoscano all’arte un valore sociale e un
ruolo, pari ad esempio a quello della scienza e della religione. Si,
è così: gli artisti, al pari degli uomini di scienza e
di spiritualità, svolgono una funzione sociale indispensabile
e, con la loro ricerca, contribuiscono allo sviluppo e alla crescita
dei popoli.
L’esile legame
Perché un popolo ci tiene ai medici, agli ingegneri, ai meccanici,
ai panettieri…? Se i panettieri protestano tutti si sentono coinvolti,
perché è chiaro il legame che c’è tra la gente
e i panettieri. Di conseguenza anche il panettiere non ha la sensazione
che ciò che fa, lo fa per lui e basta, anche alla gente è
chiaro questo, infatti gli dà da vivere lo sostiene affinché
lui compia la sua funzione sociale.
Perché per l’artista non è così? Un poeta, un pittore,
uno scultore anche se protestassero quali evidenti disagi porterebbero
in questa società?
Bisognerebbe provarci. Tutto il non-senso sociale, che ci circonda silenzioso,
si mostrerebbe in tutta la sua assurdità. Vi immaginate una società
senza artisti.
Per quanto questa società sia assurda e cieca non può
fare a meno degli artisti.
Il sistema economico, che sembra gestire i popoli, ci compra, ci usa,
ci emargina e allo stesso tempo si vanta di noi; non vuole la nostra
estinzione, ci vuole solo controllare, e per questo gli basta prezzarci.
Sembra ci dia lo spazio necessario per sopravvivere, ma non di più.
Ad esempio le discipline artistiche si sono conservate nelle scuole
elementari e medie. La loro pratica espressiva rientra ancora nella
didattica e nell’educazione delle giovani generazioni, ma poi si ritiene
che, con gli studi superiori bisogna abbandonare quel tipo di cose per
dedicarsi ad altre più concrete. Non si pensa lo stesso della
lingua nazionale dato che la materia "italiano" viene mantenuta
in tutti gli istituti superiori, anche in quelli tecnici. Da qui ne
deriva che l’essere umano che si forma in questa società debba
abbandonare le arti e le fantasie giovanili, per entrare nella società.
Eppure da un piccolo sondaggio fatto tra amici le materie artistiche
di musica, pittura, plastica e teatro erano tra le più sentite
e divertenti, e se fosse stato per loro avrebbero continuato per chissà
quanti anni ancora, ad esprimersi artisticamente.
Sembra però che con gli anni si siano convinti che non erano
capaci, che artisti si nasce, che erano cose da ragazzi e hanno così
rinunciato a questa loro capacità innata e profondamente umana.
Ma è giunto il momento di ampliare lo spazio in cui ci troviamo,
di uscire dalla celletta di ape in cui siamo rinchiusi. Bisogna iniziare
a non crederci e a dare più valore al nostro essere artisti,
iniziando, perché no, a riscattare il nostro ruolo sociale.
Il ruolo indispensabile degli artisti nella
società
Esaminiamo ora le innumerevoli funzioni e contributi che gli artisti
apportano e possono apportare per lo sviluppo sociale e personale.
Uno dei punti di maggiore contributo è nel campo della formazione
e dell’educazione. Le discipline artistiche come il teatro, la musica,
la pittura e il modellato possono essere maggiormente impiegate per
formare le nuove generazioni fino all’ingresso dell’università.
Non è utopia, pensiamo ad una disciplina artistica come la letteratura:
si conserva in tutti gli istituti superiori di conseguenza e anche la
capacità linguistica del ragazzo avanza e si perfeziona con gli
anni. Perché invece con le arti visive avviene un blocco nelle
scuole medie?
La proposta è di continuare questa formazione e farla crescere
con l’avanzare degli anni. Ecco questo è compito degli artisti.
Noi abbiamo continuato a sviluppare questa loro capacità e siamo
in grado di trasmetterla.
La nostra è una proposta giusta e utile alla società.
Siamo sicuri che questa "materia" è indispensabile
per lo sviluppo espressivo ed emotivo della persona, le materie scientifiche
e tecniche che contribuiscono alla crescita dell’intelletto e dell’ingegno,
ma per la sfera emotiva siamo noi gli specialisti. Forse in questa società
non si considera un ragazzo di 13 anni, in pieno sviluppo adolescenziale
come un essere emotivo; forse non si considera che più di ogni
altra materia l’espressione artistica lo può aiutare a comprendere,
sviluppare e ordinare quel vulcano interno che gli esplode proprio in
questa fase vitale.
Perché non lo facciamo? È nostro compito.
E che dire del teatro, quale forma più divertente e cosciente
ci può essere per identificarsi in altri personaggi, magari della
storia o della letteratura. In tal modo, l’alunno sviluppa una posizione
attiva nei confronti di ciò che studia. In altri percorsi didattici,
non ufficiali, sviluppati ad esempio da Steiner, il teatro è
uno strumento efficacissimo per motivare e portare gli alunni ad assimilare
e comprendere concetti molto distanti e difficili.
Perché non lo facciamo? È nostro compito.
L’educazione fisica, materia conservata negli istututi superiori, potrebbe
essere diversa. Immaginatevi, il contributo dei ballerini, loro possonoaiutare
non solo a potenziare il corpo ma anche ad armonizzarlo e utilizzarlo
espressivamente. Dovrebbe essere una ginnastica più artistica,
che non punti al primato sugli altri, al prestigio sportivo, alla competizione
con gli altri, ma alla sfida più intelligente e costruttiva,
che è con se stessi.
Perché non lo facciamo? È nostro compito.
Che dire poi della musica. La passione musicale cresce proprio in questa
fascia di età (14-18 anni), in questi anni si formano i primi
complessi musicali, perché non aiutarli a comprendere i simboli
espressivi e la struttura della musica, così vicina alla matematica
e così utile per comprendere tante altre discipline.
Perché non lo facciamo? È nostro compito.
I fumettisti potrebbero invece applicare la loro arte per la creazione
di materiali didattici. Questo linguaggio amato dai giovani è
sicuramente molto più efficace per portare gli alunni a conoscenza
dei fatti storici, di formule scientifiche e matematiche. Anche gli
animatori o cartonist potrebbero, come ha fatto Bruno Bozzetto per Quark,
aiutare nella didattica per facilitare la comprensione di concetti e
situazioni che si ritiene fondamentali da trasmettere agli allievi.
Perché non lo facciamo? È nostro compito.
Poeti, scrittori in prosa, commediografi, sceneggiatori e parolieri
potrebbero far conoscere e aiutare a comprendere le diverse forme espresive
della lingua scritta, attraverso stage permanenti e itineranti nella
città o provincia in cui operano.
Perché non lo facciamo? È nostro compito..
E queste sono solo alcune delle possibili iniziative nel campo educativo
in cui gli artisti possono dare il loro fondamentale contributo. Chiaramente
occorre che la scuola e la didattica attuale cambi in un’altra direzione
(per comprendere meglio il nostro concetto didattico ed educativo vi
rimandiamo ad un altro dei nostri articoli "Come
potrebbe essere la scuola" del giugno 1998).
Se solo si desse importanza all’arte nell’educazione, tantissimi artisti
sentirebbero una grande gioia nel cuore e un senso più ampio
che li porterebbe a credere maggiormente nella loro ricerca, perché
la vedono correttamente applicata nella realtà sociale.
Se non è ancora chiara l’indispensabile funzione dell’arte e
il ruolo che gli artisti devono conquistare nella società, proviamo
a pensare come possiamo contribuire alla vita civica.
Gli artisti visivi possono arricchire gli spazi cittadini con murales,
pannelli, sculture. Chiaramente gli spazi d’intervento vanno ampliati,
oggi ad esempio vi sono tantissime scuole prefabbricate che fanno schifo,
sembrano cubi grigi e morti e simboleggiano perfettamente la povertà
e lo squallore della scuola. Dovrebbero essere invece delle "fabbriche",
intese come officine di creazione, in cui i vari artisti convergono
per rendere più umano e bello l’edificio scolastico. E gli uffici
pubblici? Le poste, i tribunali, le sedi di quartiere non sarebbero
migliori se fossero più artistiche? E la gente che vive e usufruisce
questi spazi non sarebbe più gentile, amabile e umana? soldi?
Anzi che spendere centinaia di milioni per la scultura del prestigioso
artista si stabilisse un contributo equo che dia da vivere e sostenesse
più artisti, anzi che arricchirne uno solo e a sproposito, ci
sarebbero le risorse finanziarie per rendere la nostra vita migliore.
I musicisti ad esempio, non potrebbero suonare nelle scuole e nei posti
di lavoro? Non potrebbero aiutare a vivere meglio la gente? Una fabbrica
non potrebbe almeno una volta al mese offrire ai suoi lavoratori un
concerto musicale?
Non stiamo parlando di fenomeni, sconosciuti, oggi molti musicisti suonano
nei locali notturni, e alla gente piace, e se loro non ci fossero sarebbe
una gran tristezza, perché non dovrebbe estendersi a diversi
spazi di aggregazione? No, non ci possiamo immaginare un mondo senza
musica, i film senza colonna sonora, eppure molti musicisti vivono a
stento, e non perché non siano capaci di suonare.
I soldi? Anche in questo settore se i CD non costassero 40milalire,
quando il loro costo di produzione è di 1000 lire probabilmente
molte più persone li acquisterebbero e ci sarebbe più
spazio per la ricerca e la diversità.
Potremmo allungare la lista per ogni disciplina artistica, per renderci
conto che quella cosa che si chiama arte è importante, utile
e indispensabile per l’umanità come la scienza, come il pane
e i vestiti. Allora perché ci sono così tanti artisti
emarginati, perché è più facile trovare lavoro
come panettiere e ingegnere in questa società.
Non perché non siamo utili.
Non perché la gente non ci vuole o non ci capisce.
Non perché quello che facciamo è riluttante.
Perché questa società è impazzita inseguendo il
Dio denaro come portatore di felicità, dimenticando le proprie
radici e il proprio senso.
Non serve più lamentarsi e soffrire, non serve più sentirsi
vittime e incompresi. Non serve più a noi e… al mondo. Alziamoci
in piedi e facciamo sentire la nostra voce o… la nostra musica.
Dicembre 1998 |