17 - L’Umanesimo del CUEA

Riflessioni sull'Arte

Da questo materiale più ampio e da altri scritti da Domenico e Andrea è stato tratta una versione più ridotta dello statuto del CUEA. In questo scritto si trovano gli stessi temi ampliati con alcuni riferimenti bibliografici.

Prima di definire il nostro concetto di Umanesimo, a cui si può o no aderire è importante capire il senso di tale definizione. Per noi il termine non circoscrive una appartenenza a un qualche e preciso movimento o ideologia ma un modo di pensare, sentire ed agire. Per noi essere Umanisti non è un “etichetta” ma una necessità esistenziale. Altre definizioni come Comunista, Socialista, Induista, Buddista, Cristiano, ecc. derivano dal fatto che il singolo o un gruppo aderiscano ad un sistema ideologico, politico o religioso mentre noi non aderiamo a nessuna corrente politica, ideologica, storica o religiosa Umanista. Noi aderiamo ad una necessità esistenziale rintracciabile in tanti movimenti e persone: far coincidere la nostra felicità personale con quella delle persone che ci circondano. Per questo occorre che i nostri pensieri, sentimenti e azioni siano rivolti all’uomo per l’uomo. Quando in nome di una ideologia, di un partito, di un Dio, del denaro, o qualsiasi altra cosa come anche l’Arte, o spinti dal proprio successo, o dalla normale necessità di affetto o di riconoscimento, facciamo violenza su noi stessi e sugli altri per raggiungere quanto crediamo giusto siamo di fronte all’anti-umanesimo.
Per questo per noi l’Umanesimo è un’aspirazione ad essere coerenti con noi stessi e con gli altri nel rispetto delle diversità.
Ma quando parliamo di essere umano, ci riferiamo allo stesso sistema interpretativo? Così anche quando parliamo di coerenza, di felicità, di sentimento. Cosa è una necessità esistenziale. E cosa implicherebbe il fatto di sentirsi Umanisti sia nel nostro agire personale e sia come associazione, nel creare arte e insegnando ad altri ad utilizzare gli strumenti minimi per poterla creare?

Per definire cosa noi intendiamo per essere umano riprendiamo un passo della “Quarta lettera ai miei amici” di Silo:

“Considero insufficiente la definizione dell'uomo in base alla sua socialità, giacché questo non lo distingue da numerose specie; neanche la sua capacità di lavoro, paragonata a quella di animali più forti, è ciò che lo caratterizza; e neanche il linguaggio lo definisce nella sua essenza, perché sappiamo di codici e forme di comunicazione tra diversi animali. Invece, nel fatto che ogni nuovo essere umano trova un mondo modificato da altri ed è costituito da questo mondo intenzionato, scopro la sua capacità di accumulazione e incorporazione nel tempo; scopro la sua dimensione storico-sociale, non semplicemente sociale. Viste così le cose, posso tentare una definizione, dicendo: l'uomo è l'essere storico, il cui modo di azione sociale trasforma la sua stessa natura.“ (1)

Silo riprende in parte la definizione che gli umanisti storici, in contrasto con le definizioni medioevali, diedero dell’uomo, come ad esempio Pico della Mirandola:

“Per tutti gli altri la loro natura già di per sé definita è costretta entro le leggi da noi prescritte [nota: fa parlare gli Dei creatori]: tu, non costretto da nessuna limitazione, di tuo libero arbitrio, sotto la cui potestà ti ho posto, te la determinerai da solo.” (2)

L’essere umano si distingue nettamente per la sua libertà di agire. Questi concetti sono più filosofici che reali, in cui questa libertà di azione è una possibilità potenziale e non un dato naturale. La libertà di crearsi il proprio destino, deve innanzitutto essere una credenza forte e radicata nei singoli, che se sufficientemente fiduciosi nelle proprie capacità, possono allora cambiare lavoro perché quello che fanno non gli piace, o come nel nostro caso cambiare la propria vita affinché vi sia il tempo e lo spazio per dedicarsi ad attività artistiche. Ecco quindi che entriamo un altro tema quello delle aspirazioni, intese come tendenza direzionale della nostra vita.

Cosa devo fare affinché io mi costituisca come un essere propriamente umano? Essere coerente con questo dono che mi diversifica dalle altre specie, essere libero di scegliere.

“[...] Quindi, la libertà di scelta è una realtà dal momento in cui  ci interroghiamo sul fatto di vivere e pensiamo alle condizioni in cui vogliamo farlo. Che lottiamo o no per questo futuro, la libertà di scelta rimane. Ed è soltanto questo fatto della vita umana che può giustificare l'esistenza dei valori, della morale, del diritto e dei doveri, mentre permette di rifiutare ogni politica, ogni organizzazione sociale, ogni stile di vita che si instauri senza giustificare il proprio senso, senza giustificare a che cosa serve per l'essere umano concreto e attuale. Qualsiasi morale o legge o costituzione sociale, che parta da principi supposti superiori alla vita umana, la colloca in una situazione di contingenza, negando il suo essenziale senso di libertà.” (3)

Non avere la sensazione di scegliere è un indicatore della mia incoerenza. Questa mia contraddizione genera sofferenza perché qualcosa in me si sta’ invertendo. In qualche modo mi tradisco, tradisco i miei ideali, sono frustrato. Questa violenza interna può chiaramente generare violenze sociali quali l’intolleranza, l’invidia, il voler gestire la vita di altre persone, ecc..

“[...] Dobbiamo scegliere le condizioni nelle quali vogliamo vivere. Se agiamo contro il nostro progetto di vita, non sfuggiremo alla contraddizione, che ci esporrà a una lunga catena di incidenti. In questa direzione, quale sarà il freno che potremo applicare ai fatti della nostra vita? Solo quello degli interessi immediati. Quindi, possiamo immaginare numerose situazioni-limite, da cui cercheremo di uscire sacrificando ogni valore e ogni senso, perché‚ il nostro obiettivo primario sarà il beneficio immediato. [...]” (4)

Essere coerenti quindi è mantenere o ritornare a quell’unità interiore propria di quando eravamo bambini, da adulti quando la nostra sofferenza ci avvisa che la direzione della nostra vita va cambiata. Coerenza significa pensare sentire ed agire nella stessa direzione.

Ma chiaramente la coerenza personale per essere umanista deve coincidere con la coerenza sociale, che possiamo riassumere in un principio:

“10° Principio - Principio di solidarietà: Quando tratti gli altri come vuoi essere trattato, ti liberi” (5)

Quindi sei libero quando non danneggi nessuno. Ed in questo caso l’azione artistica è la pratica di questo principio. Ma un artista non solo crea ma vive con gli altri ed è in questo rapporto che ci sentiamo umanisti, non tanto come artisti quanto come persone. Noi sentiamo l’umanesimo come una condizione necessaria per la nostra crescita, come abbiamo già detto una condizione esistenziale.

“La nostra concezione non inizia ammettendo generalità, ma studiando il particolare della vita umana; il particolare dell'esistenza, il particolare del registro personale del pensare, del sentire e dell'agire. Questa posizione iniziale la rende incompatibile con qualsiasi sistema che parta dall'"idea", dalla "materia", dall'"inconscio", dalla "volontà", dalla "società" eccetera. Se qualcuno accetta o rifiuta qualsiasi concezione, logica o stravagante che sia, sarà sempre lui in gioco, accettando o rifiutando. Sarà in gioco lui, e non la società, l'inconscio o la materia. [...]” (6)

é quindi esistenziale tutto ciò che parte concretamente dal fatto che “io esisto” e che se “io non esistessi” niente di tutto ciò per cui gioisco o piango, lotto o mi rassegno, temo o affronto, uso, leggo, ecc. avrebbe senso. Nei testi buddisti e non solo ad discepolo si domanda “occupa più spazio il sole nei cieli o nella tua mente?”. Domanda a tranello, chiaramente, dal punto di vista esistenziale è chiaro che occupa più spazio nella mia mente.
Secondo Sartre e quasi tutti gli esistenzialisti: nell'essere umano l'esistenza precede l'essenza. Per chiarire l'argomento, Sartre ricorre a questo esempio:

“Quando si considera un oggetto fabbricato, come, ad esempio, un libro o un tagliacarte, si sa che tale oggetto è opera di un artigiano che si è ispirato ad un concetto. L'artigiano si è ispirato al concetto di tagliacarte e, allo stesso tempo, ad una preliminare tecnica di produzione, che fa parte del concetto stesso e che è in fondo una 'ricetta'. Quindi il tagliacarte è da un lato un oggetto che si fabbrica in una determinata maniera e dall'altro qualcosa che ha un'utilità ben definita [...] Diremo dunque, per quanto riguarda il tagliacarte, che l'essenza - cioè l'insieme delle conoscenze tecniche e delle qualità che ne permettono la fabbricazione e la definizione - precede l'esistenza [...]”. (7)

Prima di formulare qualsiasi ipotesi, tesi, sintesi, prima di credere o non credere a qualcosa, ossia in qualche modo l’“essenza” noi dobbiamo esistere.
Ci dilunghiamo sul fatto esistenziale perché al principio e alla fine di tutto c’è il fatto che noi nasciamo e moriamo, e per quanto si possa discutere su tutto questa è una delle poche certezze che ci accomuna tutti quanti. Quindi per noi partire da questo fatto significa anche porci con un’apertura a 360° rispetto all’umanesimo. Al cogito ergo sum, penso dunque sono, aggiungiamo esisto dunque sono. Umanesimo in concreto significa definire questo come punto di partenza. Necessità esistenziale è quindi dare un senso al fatto che penso, sento e agisco, un senso al fatto che ci sono altri esseri uguali a me, con cui condivido la mia esistenza, che mi hanno preceduto e che mi succederanno.

Qui si innesca il fatto che per realizzare le nostre necessità esistenziali personali, diverse per ognuno di noi, ma concordi sulla coerenza personale e sociale, abbiamo bisogno dell’aiuto del prossimo, e come lo riceviamo dobbiamo essere disposti a darlo. Nel momento in cui riconosciamo con gratitudine che l’azione nel mondo di chi ci ha preceduto, trasformandolo, ci ha dato la possibilità di essere più felici (dalle strutture pubbliche, all’arte, alla morale, e tutto lo scibile umano) sentiamo la necessità di non fermare la crescita e lo sviluppo personale e sociale impegnandoci principalmente con noi stessi di opporci alla distruzione e alla depauperazione della vita e della società umana nel quale oltre a riconoscerci, ne apprezziamo la bellezza e l’insormontabile mistero. Questo ci pone in una direzione umanista in cui riconosciamo i seguenti principi di massima:

“ 1. Posizione centrale dell’essere umano sia come valore sia come preoccupazione.2. Affermazione dell’uguaglianza di tutti gli esseri umani.
3. Riconoscimento delle diversità personali e culturali.
4. Tendenza a sviluppare la conoscenza al di là di quanto accettato come verità assoluta.
5. Affermazione della libertà di idee e credenze.
6. Ripudio della violenza.” (8)

I punti specifici dell’azione di gruppo sono definiti nel nostro statuto organizzativo, nei nostri scopi e nella nostra didattica, quali abbozzi in continua trasformazione e sviluppo che tendono ad applicare praticamente i principi nei quali ci riconosciamo. Per quanto riguarda l’azione personale dei membri del CUEA ognuno di noi cerca come può e come sente di essere nella propria vita e nei propri ambiti (lavoro, coppia, famiglia, amicizie, ecc.) di essere coerente con quanto riconosce valido dell’atteggiamento umanista.


Riferimenti Bibliografici
1, 3, 4, 6 - Silo. Quarta lettera ai miei amici. Opere complete. Ed. Multuimage 2000
2 - Giovanni Pico della Mirandola. Della dignità dell’Uomo. Trad. dal latino di Patrizia Moradei, Ed. Multimage 2000
7 - Jean Paul Sartre.
L’Esistenzialismo è un Umanismo. Trad. italiana di G. Mursia Re, Milano 1978
8 - Silo. L’Umanesimo Universalista. Discorsi. Ed. Multimage 1998

Bibliografia essenziale

Giorgio Gaber e Sandro Luporini. Opere complete dal 1972 al 2001 consultabili al sito giorgiogaber.org
Platone. Processo e morte di Socrate. Tascabili Economici Newton. Newton & Compton editori 1997
Salvatore Puledda. La crisi dell’Umanesimo Storico e il Nuovo Umanesimo. Ed. Mini Multimage 1999
Salvatore Puledda. Interpretazioni dell’Umanesimo. Ed. Multimage 1997
Silo. Dizionario del Nuovo Umanesimo. Ed. Multimage 1998
Simone Casu. Riflessioni sull’Arte. Articoli e riflessioni. Al sito www.cuea.it


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