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La crisi
si manifesta nello svuotamento dei cosiddetti centri culturali che pur
avendo iper-mega strutture non riescono a sfornare niente di nuovo.
Nuovo nei contenuti e nelle forme. Di fatto le mostre o le rassegne
artistico-culturali sono frequentate dai soliti quattro gatti che si
alternano sul palco. Ormai sono anni che si conoscono, in fondo
non ne possono più ma sono rimasti intrappolati nel loro stesso labirinto.
Questo è successo tanti secoli fa quando a interi popoli si sono negate
le possibilità di nutrire il corpo, la mente e lo spirito. Oggi giorno
anche se le possibilità di nutrire il corpo sono aumentate, perlomeno
nei cosiddetti centri di benessere, non siamo più abituati a nutrire
la mente e lo spirito - e secondo me anche il corpo. Le arti sono pane
per il corpo, la mente e lo spirito e la fame è tanta.
Questo labirinto si è creato nei secoli delle masse "ignoranti"
e anonime, degli uomini "pecora" o "formica". Questa
mentalità, oggi imperante, è profondamente anti-umanista, perché si
è appropriata delle arti e ne ha utilizzato il potere emotivo e immaginario
per imporre valori e credenze che inibiscono la ricchezza soggettiva
assolutizzando il valore delle arti rendendolo idealistico e distante
dal vissuto quotidiano.
Noi di conseguenza abbiamo iniziato ad allontanaci dai guru della cultura
perché stufi di essere degradati e non chiamati a partecipare e gli
abbiamo detto : Se non siamo in grado di capire le vostre produzioni
vorrà dire che ci compreremo il pane, gli abiti e la casa, e lasciamo
a voi, che siete tanto esperti, discorrere sui valori intrinseci e metafisici
delle Arti!
Poi si lamentano se non riescono più a venderci la loro Arte, noi per
un po’ gli abbiamo creduto ma poi non ne potevamo più i essere traditi,
e alla fine abbiamo tagliato i fili.
Di conseguenza noi non ce ne occupiamo perché ormai ci siamo impegnati
a lavorare, chi se ne occupa è un vampiro, che fine faranno le Arti ?
Le arti sono vive, tra di noi gente comune, e quelle cozzaglie che ci
hanno propinato come arte non sono state altro che sterili seghe mentali
di chi ha esaurito la vena artistica perché si è isolato dalla gente,
non vedendo altro che se stesso e il mito della sua personalità contorta
e sofferente. O all’estremo opposto si sono detti artisti gli stilisti
di moda, o personaggi della musica e dello spettacolo che affidavano
il loro estro creativo ad un buon ufficio marketing, sostituito alle
muse ispiratrici. Non potremo analizzare altrimenti gran parte della
produzione del mercato o del sistema artistico-spetacolar-culturale
che ho visto in questi ultimi anni, produzioni estremamente elaborate
tecnicamente ma prive di spessore esistenziale.
Siamo dispiaciuti e soffriamo questa crisi, e siamo indignati per tutte
le ingiustizie che ci tocca vivere giorno dopo giorno, ma non per questo
ci neghiamo la possibilità e la speranza di un nuovo slancio utopistico
che porti il genere umano a fare un altro passo avanti, augurandoci
che sempre più artisti si espongano e rendano visibile la loro sorda
e solitaria protesta.
Firenze, dicembre 1996 |