2 - La crisi dell’Arte nel momento attuale

Riflessioni sull'Arte

 

La crisi si manifesta nello svuotamento dei cosiddetti centri culturali che pur avendo iper-mega strutture non riescono a sfornare niente di nuovo. Nuovo nei contenuti e nelle forme. Di fatto le mostre o le rassegne artistico-culturali sono frequentate dai soliti quattro gatti che si alternano sul palco. Ormai sono anni che si conoscono, in fondo non ne possono più ma sono rimasti intrappolati nel loro stesso labirinto.

Questo è successo tanti secoli fa quando a interi popoli si sono negate le possibilità di nutrire il corpo, la mente e lo spirito. Oggi giorno anche se le possibilità di nutrire il corpo sono aumentate, perlomeno nei cosiddetti centri di benessere, non siamo più abituati a nutrire la mente e lo spirito - e secondo me anche il corpo. Le arti sono pane per il corpo, la mente e lo spirito e la fame è tanta.
Questo labirinto si è creato nei secoli delle masse "ignoranti" e anonime, degli uomini "pecora" o "formica". Questa mentalità, oggi imperante, è profondamente anti-umanista, perché si è appropriata delle arti e ne ha utilizzato il potere emotivo e immaginario per imporre valori e credenze che inibiscono la ricchezza soggettiva assolutizzando il valore delle arti rendendolo idealistico e distante dal vissuto quotidiano.

Noi di conseguenza abbiamo iniziato ad allontanaci dai guru della cultura perché stufi di essere degradati e non chiamati a partecipare e gli abbiamo detto : Se non siamo in grado di capire le vostre produzioni vorrà dire che ci compreremo il pane, gli abiti e la casa, e lasciamo a voi, che siete tanto esperti, discorrere sui valori intrinseci e metafisici delle Arti!

Poi si lamentano se non riescono più a venderci la loro Arte, noi per un po’ gli abbiamo creduto ma poi non ne potevamo più i essere traditi, e alla fine abbiamo tagliato i fili.
Di conseguenza noi non ce ne occupiamo perché ormai ci siamo impegnati a lavorare, chi se ne occupa è un vampiro, che fine faranno le Arti ?
Le arti sono vive, tra di noi gente comune, e quelle cozzaglie che ci hanno propinato come arte non sono state altro che sterili seghe mentali di chi ha esaurito la vena artistica perché si è isolato dalla gente, non vedendo altro che se stesso e il mito della sua personalità contorta e sofferente. O all’estremo opposto si sono detti artisti gli stilisti di moda, o personaggi della musica e dello spettacolo che affidavano il loro estro creativo ad un buon ufficio marketing, sostituito alle muse ispiratrici. Non potremo analizzare altrimenti gran parte della produzione del mercato o del sistema artistico-spetacolar-culturale che ho visto in questi ultimi anni, produzioni estremamente elaborate tecnicamente ma prive di spessore esistenziale.
Siamo dispiaciuti e soffriamo questa crisi, e siamo indignati per tutte le ingiustizie che ci tocca vivere giorno dopo giorno, ma non per questo ci neghiamo la possibilità e la speranza di un nuovo slancio utopistico che porti il genere umano a fare un altro passo avanti, augurandoci che sempre più artisti si espongano e rendano visibile la loro sorda e solitaria protesta.

Firenze, dicembre 1996

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