3 - Le varie reazioni di fronte alla crisi delle arti

Riflessioni sull'Arte

Queste reazioni sono venute fuori quando con vari operatori artistici ci siamo chiesti perché oggi l’Arte ha un ruolo così minimo nella società.
Le posizioni in cui ci siamo imbattuti sono varie e differenti, ma cercheremo di riassumerle brevemente. Siamo sicuri che ciò che descriviamo è limitante, ma sicuramente molti di voi si sono imbattuti in situazioni simili, se è così ciò che descriviamo non vi risulterà incomprensibile.
Nel lento progresso dell'espressione artistica si sono accumulati fattori, fino al momento attuale in cui la velocità del cambiamento tecnologico ed economico non coincide con la velocità del cambiamento nelle strutture sociali e nel comportamento umano, di conseguenza tra questi fattori ci sono trascinamenti di conflitti storici non risolti. Questo sfasamento tende a incrementarsi e a generare ulteriori crisi progressive. Tale problema viene affrontato da diversi punti di vista.
Vi sono coloro che suppongono che la crisi si risolverà automaticamente e, pertanto, raccomandano di non tentare di orientare tale processo al quale, inoltre, sarebbe impossibile dare direzione. Si tratta di una tesi meccanicista ottimista molto diffusa tra coloro che sono in realtà istallati nei centri di potere culturale e artistico.
Altri suppongono che si vada verso un punto di esplosione senza rimedio, e colpevolizzano le masse perché ignoranti e menefreghiste e/o colpevolizzavano la società e i suoi meccanismi perversi, quali il Mercato dell’arte, in una sorta di pessimismo senza uscita. E' il caso dei meccanicisti pessimisti.
Appaiono anche correnti culturali e artistiche che pretendono di fermare il cambiamento e, per quanto possibile, tornare a supposte origini riconfortanti, rivalutando il "cinquecento" e i pittori manieristi senza però creare nuove occasioni. Rimpiangono il ruolo che gli artisti avevano nel passato, rimanendo fermi a qualche secolo fa. Esse rappresentano un atteggiamento antistorico.

Ci sono poi i cinici che negano importanza e senso a qualsiasi azione sia sociale che individuale.

Gli stoici che affrontano i fatti con integrità anche quando tutto va male, continuando imperterriti coi loro valori di arte e di cultura ormai rigidi come il loro atteggiamento, negando di fatto che il cambiamento richiede elasticità.

Gli epicurei contemporanei tentano di approfittare della situazione e pensano semplicemente al proprio ipotetico benessere. E’ il caso di coloro che continuano a riprodurre stereotipi, ben consci del bassissimo valore artistico, seguendo opportunisticamente le mode e le tendenze.

Come nelle epoche finali delle civiltà del passato, molta gente assume atteggiamenti di salvezza individuale, convinta che qualsiasi azione intrapresa insieme non abbia senso né possibilità di successo.
Per cui sentono il problema come una mancanza di talenti individuali vedendo il tutto nella prospettiva della lotta tra individui, in una sorta di visione darwinista in cui solo le specie più forti possono sopravvivere, pensandosi loro artisti di talento.
In ogni caso, per loro l'insieme ha utilità per la speculazione strettamente personale ed è per questo che i leader culturali o artistici hanno bisogno di manipolare e migliorare la propria immagine rendendosi credibili, facendo credere che pensano e agiscono in funzione delle Arti. Naturalmente tale occupazione ha le sue difficoltà, perché tutti conoscono il trucco per cui la sfiducia cresce sempre più.

Oggi, detenendo una piccola parte di potere o dipendendo totalmente dal potere di altri, ci troviamo tutti toccati dall'individualismo, da cui trae chiaramente vantaggio chi è meglio collocato nel sistema.
Tutte queste posizioni partono da una giustificazione del conflitto: o si cercano colpevoli, o in qualche modo questa situazione viene accettata come naturale, o si traggono vantaggi personali o di lobby.
Chiaramente queste posizioni non soddisfacevano le nostre esigenze principali, ossia la risoluzione e il cambiamento dell’attuale schema di valori e di credenze.
Siamo allora giunti alla conclusione che non ci sono colpevoli di questa situazione di crisi, ma tutti siamo responsabili di questa situazione, chiaramente in misura differente.
Noi ci stiamo facendo carico della nostra parte e lotteremo affinché chi fino ad ora ha calunniato, tradito, infangato, sfruttato, pestato gli altri in nome dell’Arte, non abbia più il potere di farlo.
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Firenze, gennaio 1997

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