| Queste
reazioni sono venute fuori quando con vari operatori artistici ci siamo
chiesti perché oggi l’Arte ha un ruolo così minimo nella società.
Le posizioni in cui ci siamo imbattuti sono varie e differenti, ma cercheremo
di riassumerle brevemente. Siamo sicuri che ciò che descriviamo è limitante,
ma sicuramente molti di voi si sono imbattuti in situazioni simili,
se è così ciò che descriviamo non vi risulterà incomprensibile.
Nel lento progresso dell'espressione artistica si sono accumulati fattori,
fino al momento attuale in cui la velocità del cambiamento tecnologico
ed economico non coincide con la velocità del cambiamento nelle strutture
sociali e nel comportamento umano, di conseguenza tra questi fattori
ci sono trascinamenti di conflitti storici non risolti. Questo sfasamento
tende a incrementarsi e a generare ulteriori crisi progressive. Tale
problema viene affrontato da diversi punti di vista.
Vi sono coloro che suppongono che la crisi si risolverà automaticamente
e, pertanto, raccomandano di non tentare di orientare tale processo
al quale, inoltre, sarebbe impossibile dare direzione. Si tratta di
una tesi meccanicista ottimista molto diffusa tra coloro che sono in
realtà istallati nei centri di potere culturale e artistico.
Altri suppongono che si vada verso un punto di esplosione senza rimedio,
e colpevolizzano le masse perché ignoranti e menefreghiste e/o colpevolizzavano
la società e i suoi meccanismi perversi, quali il Mercato dell’arte,
in una sorta di pessimismo senza uscita. E' il caso dei meccanicisti
pessimisti.
Appaiono anche correnti culturali e artistiche che pretendono di fermare
il cambiamento e, per quanto possibile, tornare a supposte origini riconfortanti,
rivalutando il "cinquecento" e i pittori manieristi senza
però creare nuove occasioni. Rimpiangono il ruolo che gli artisti avevano
nel passato, rimanendo fermi a qualche secolo fa. Esse rappresentano
un atteggiamento antistorico.
Ci sono poi i cinici che negano importanza e senso a qualsiasi azione
sia sociale che individuale.
Gli stoici che affrontano i fatti con integrità anche quando tutto va
male, continuando imperterriti coi loro valori di arte e di cultura
ormai rigidi come il loro atteggiamento, negando di fatto che il cambiamento
richiede elasticità.
Gli epicurei contemporanei tentano di approfittare della situazione
e pensano semplicemente al proprio ipotetico benessere. E’ il caso di
coloro che continuano a riprodurre stereotipi, ben consci del bassissimo
valore artistico, seguendo opportunisticamente le mode e le tendenze.
Come nelle epoche finali delle civiltà del passato, molta gente assume
atteggiamenti di salvezza individuale, convinta che qualsiasi
azione intrapresa insieme non abbia senso né possibilità di successo.
Per cui sentono il problema come una mancanza di talenti individuali
vedendo il tutto nella prospettiva della lotta tra individui, in una
sorta di visione darwinista in cui solo le specie più forti possono
sopravvivere, pensandosi loro artisti di talento.
In ogni caso, per loro l'insieme ha utilità per la speculazione strettamente
personale ed è per questo che i leader culturali o artistici hanno bisogno
di manipolare e migliorare la propria immagine rendendosi credibili,
facendo credere che pensano e agiscono in funzione delle Arti. Naturalmente
tale occupazione ha le sue difficoltà, perché tutti conoscono il trucco
per cui la sfiducia cresce sempre più.
Oggi, detenendo una piccola parte di potere o dipendendo totalmente
dal potere di altri, ci troviamo tutti toccati dall'individualismo,
da cui trae chiaramente vantaggio chi è meglio collocato nel sistema.
Tutte queste posizioni partono da una giustificazione del conflitto:
o si cercano colpevoli, o in qualche modo questa situazione viene accettata
come naturale, o si traggono vantaggi personali o di lobby.
Chiaramente queste posizioni non soddisfacevano le nostre esigenze principali,
ossia la risoluzione e il cambiamento dell’attuale schema di valori
e di credenze.
Siamo allora giunti alla conclusione che non ci sono colpevoli di questa
situazione di crisi, ma tutti siamo responsabili di questa situazione,
chiaramente in misura differente.
Noi ci stiamo facendo carico della nostra parte e lotteremo affinché
chi fino ad ora ha calunniato, tradito, infangato, sfruttato, pestato
gli altri in nome dell’Arte, non abbia più il potere di farlo.
-
Firenze, gennaio
1997 |