| Ci
siamo fatti un’idea, ma non pretendiamo attraverso le nostre opinioni
di dare una risposta chiusa o definitiva all’attuale fenomeno di svuotamento
sociale e istituzionale ma vogliamo portare al campo della discussione
alcuni fattori che a nostro avviso non vengono chiamati in gioco nell’analisi
che molti operatori fanno dell’attuale momento storico.
a. La mentalità
Il fattore principale sta
in una mentalità in un atteggiamento che si esprime tra l’altro nelle
varie posizioni che molti assumono di fronte al cambiamento.
Una conseguenza di questa mentalità è che nessuno si preoccupa di elaborare
una struttura di risposte alla crisi che possa dare vita ad un vero e
proprio movimento rivoluzionario. Indubbiamente la situazione attuale
riguardo allo spazio che le arti hanno nella organizzazione sociale, è
da rintracciare indietro nel tempo. La mancanza quasi totale di organizzazioni
sociali degli artisti, e la chiusura individualistica di molti operatori,
ha sicuramente contribuito alla perdita di spazi e di interessi sociali.
Per esempio
vi siete mai chiesti perché rispetto a molti "mestieri" i pittori,
gli scultori, i ballerini, gli attori, i fumettisti, i poeti, i letterati,
i cineasti, i musicisti, e i compositori non sono rappresentati in sindacati,
ordini professionali, o simili ?
Non stiamo parlando solamente della tutela dei diritti o di organismi
come la SIAE in Italia, che di fatto fa gli interessi dello Stato e del
mercato e non delle categorie artistiche. Non sto parlando dei sindacati
che tutelano i musicisti degli Enti Lirici o delle grandi orchestre, o
delle categorie legate allo spettacolo o al business, ma ci riferiamo
a strutture di base che forniscano tutela, informazione, sviluppo e promozione
per professionisti e per aspiranti tali.
b. La velocità
dei cambiamenti
Altro elemento di questa
mentalità pensiamo sia la mancanza di elasticità ai nuovi tempi: la difficoltà
di adattarsi crescentemente alle situazioni di cambio epocali.
Siete mai entrati al conservatorio di musica o all’Accademia di belle
Arti, sembra di tornare indietro nel tempo di 100 anni. Per adattamento
crescente intendiamo una forma di relazione e di interazione con il
sociale, che fa aumentare la nostra influenza nella direzione delle proposte
di cambiamento.
Mentre le posizioni più meccaniche che i vari artisti hanno assunto di
fronte ai veloci cambiamenti sono di disadattamento o di adattamento
totale agli schemi disumani e assurdi del mercato, non cambiando in
nessuno dei due casi i valori anti-artistici di cui questo sistema e portatore.
Anzi molto spesso si è osservato proprio come grazie alle tecniche elaborate
dagli artisti, questo sistema è riuscito ad installare larvatamente nella
società i valori della violenza e del sesso, del prestigio e del denaro,
creando così nuove contraddizioni, confusione e sofferenza.
c. L’educazione
Altro elemento va rintracciato nel sistema educativo, che tronca la
creatività artistica, già dalle scuole elementari. Per esporre le mie
riflessioni traiamo un breve periodo dalla pubblicazione del CUEA, "Riflessioni
sull’Arte" di Simone Casu, della Collana Testimonianze Artistiche :
(...) E’ chiaro che siamo molto legati ai metodi di insegnamento con
cui noi ci siamo formati.
Per molti lo sviluppo artistico si è fermato a 10-13 anni quando il sistema
educativo gli ha imposto dei canoni espressivi come la corretta rappresentazione
del vero, senza tener conto che per quanto il disegno espresso dal bambino
sia equivalente a quella che si considera la visione reale del paesaggio
esterno, siamo di fronte ad una interpretazione. E chi disegna una mucca
sproporzionata, a forma di nuvola e colorata come un arlecchino, un bel
2 in disegno e che si dedichi ad altro senza tener conto del registro
e della particolare visione dell’alunno.
Con questa analisi semplificata, analizzo uno dei possibili motivi per
cui molte persone hanno abbandonato questa particolare pratica espressiva
nell’adolescenza, che per molti rimane un soave e dolce ricordo di quegli
anni, ubicando nel passato ciò che ancora chiede di essere espresso, nell’oggi
e nel futuro.
In sintesi tre sono le conseguenze sociali di questa vecchia mentalità :
La mancanza di una struttura di pensiero, di azione sociale che contrastasse
la perdita del valore artistico in seno alla società, che ha corrisposto
con l’avanzamento e il radicamento della società Economicista ;
La difficoltà di adattamento ai veloci e improvvisi cambi sociali avvenuti
lungo il 20° secolo, difficoltà accentuata ed estremizzata dalla rivoluzione
tecnologica ;
Lasciare il controllo dello stato e quindi dei centri di formazione e
delle strutture educative, ai vertici del potere anti-umanista e quindi
anti-artistico.
Oggi un atteggiamento sociale coerente e convergente tra artisti di varie
discipline, ad alcuni risulta impossibile solo a pensarlo, eppure molti
ci stanno pensando senza però pretendere l’adesione di tutti coloro che
si ritrovano nel campo dell’espressione artistica. A noi piace pensarlo
come "opzione", come possibilità reale e non solo come pensabilità
futura. Sono certo che le migliaia di artisti che hanno sperimentato la
violenza e la discriminazione di questo sistema sulla loro pelle non avranno
difficoltà a comprendere le nostre riflessioni e le nostre esigenze.
La nostra
proposta
In base a questa interpretazione,
il Centro Umanista di Espressione Artistica sta elaborando e propone attività
per superare tali difficoltà, iniziando già da questo articolo a stimolare
la riflessione e la discussione su queste tre conseguenze sociali.
Per quanto riguarda la mancanza di una struttura di pensiero, di azione
sociale che contrasti la perdita del valore artistico in seno alla società,
il CUEA si rifà all’esperienza accumulata nei 30 anni di studio e di azione
dagli aderenti al Movimento Umanista e di tutti i notevoli contributi
affini che varie persone ed organizzazioni isolate hanno elaborato in
alternativa alla mentalità reazionaria. Per questo una delle attività
principali non può che essere lo studio, la ricerca e la cooperazione
con strutture e individui affini al Nuovo Umanesimo, l’applicazione
di tali ricerche e la diffusione di eventuali conclusioni.
La difficoltà di adattamento ai veloci e improvvisi cambi sociali avvenuti
lungo il 20° secolo, ha a che vedere con una mancanza di elasticità mentale.
Questa rigidità è dovuta ad uno scarso maneggio delle proprie credenze
e immagini. Ciò porta ad una perdita di comprensione di ciò che siamo
e di ciò che ci circonda, portandoci a perdere il controllo degli avvenimenti
e della nostra vita, creandoci di conseguenza confusione e disorientamento.
Tutto ciò viene registrato con una perdita di forza e di senso. Per questo
nel CUEA ci si riunisce settimanalmente per capire e rafforzare i nostri
aspetti-forza, ossia le nostre virtù.
Riguardo al terzo punto di riflessione, sul controllo dello stato
e quindi dei centri di formazione e delle strutture educative, da parte
dei vertici di potere anti-umanista e quindi anti-artistici, c’è un progetto
educativo che stiamo mettendo in moto questi giorni. Anche questo progetto
educativo nasce da delle riflessioni sulla situazione attuale.
Vi ringraziamo per la vostra sensibilità e la vostra attenzione.
Firenze, febbraio 1997 |