| Ultimamente
ci capita spesso di chiacchierare con vari amici delle nostre esperienze
scolastiche nelle strutture pubbliche che in qualche modo dovrebbero
avere qualcosa a che fare con le arti espressive, sto parlando delle
scuole d’arte, di musica, di letteratura e di architettura. In queste
occasioni abbiamo testimonianza del senso di tali istituzioni, che assolvono
nella maggior parte dei casi la funzione contraria: anziché fornire
gli strumenti per guidare l’entusiasmo artistico verso la concretizzazione
di tali aspirazioni, uccidono lo spirito e limitano la mente.
Nell’anno in cui mi sono maturato al Liceo Artistico solo tre persone
continuarono la ricerca e gli studi all’accademia di Belle Arti, di
queste tre persone se ne sono Diplomate due e uno solo sta attualmente
dedicandosi alle arti espressive.
In base a queste testimonianze ed esperienze ci chiediamo: quanto sono
necessarie queste strutture?
Molti poeti, pittori, attori, commediografi di questo secolo non si
sono formati nei luoghi e nelle forme istituzionali.
Ammesso che l’unico valore rimasto in queste istituzioni sia quello
della formazione lavorativa o meglio di avere un pezzo di carta per
insegnare, dove vanno ad insegnare i neo diplomati o laureati se
in tantissimi paesi dove ci sono queste strutture stanno riducendo il
personale perché "costa"?
Fino ad ora hanno sfornato soprattutto sterili insegnanti e non prolifici
maestri, che a loro volta hanno contagiato la loro sterilità ai vari
studenti che si sono trovati a formare per percepire lo stipendio a
fine mese.
Molti di noi hanno avuto per insegnanti degli "impiegati dello
stato" e non degl’ispirati portatori di esperienza e conoscenza.
Sentiamo che ogni qual volta si parla con gli amici delle ingiustizie
che ci è toccato subire, si risolleva in noi e in loro il fuoco della
indignazione, e il solo pensiero che tutto ciò, che allora abbiamo vissuto,
si stia ancora oggi perpetuando con notevoli peggioramenti, ci fa riflettere
sul futuro delle nuove generazioni e sull’urgenza di fare qualcosa perché
ciò non avvenga.
L’attività che stiamo portando avanti con il Centro Umanista di Espressione
Artistica, punta a creare una opzione ai centri di formazione culturale
e artistica attualmente esistenti pensando alla formazione di una nuova
generazione di artisti e operatori culturali.
Le strutture attuali rispecchiano la decadenza umana e morale di questo
sistema che non vuole di fatto lo sviluppo artistico degli individui
e delle società, se non per i propri fini commerciali e strumentalizzatori
delle immagini e dei loro contenuti.
Tra queste strutture ci sono i Licei Artistici, gli Istituti d’Arte,
le Accademie di Belle Arti e il Conservatorio Musicale; La letteratura
e la poesia sono estremamente distanti dalle strutture quali il Liceo
Classico e l’università di Lettere e Filosofia. Si osserva, inoltre,
una totale mancanza di centri di educazione e di sviluppo statali o
comunali per quanto riguarda le altre discipline artistiche quali la
danza, il teatro, il fumetto; mentre La Facoltà di Architettura
è preoccupata più delle norme vigenti dell’edilizia che alla creazione
di una mentalità e di una preparazione artistica in tal senso. Il DAMS
a Bologna e l’università Teatrale di Roma sono insufficienti e estremamente
selettive per la formazione delle nuove generazioni.
In questo senso osserviamo che la direzione di questo sistema politico
e finanziario non copre con apposite istituzioni e non si preoccupa
della formazione e dello sviluppo delle discipline artistiche.
Al contempo osserviamo in questi ultimi anni lo sviluppo crescente di
scuole e strutture private di danza, di musica di teatro, di fumetto,
di poesia e letteratura che delineano una chiara esigenza da parte degli
operatori e della gente di sviluppare o mantenere vivi i canali di espressione
artistica. Tuttavia, essi non impostano la loro azione nei termini di
una trasformazione delle strutture che danno origine ai mali che denunciano.
Di fatto queste strutture non mettono in discussione il sistema attuale
di disumanizzazione crescente, limitandosi allo sviluppo di percorsi
e di corsi, a volte alternativi, che soddisfino le esigenze delle persone.
Sul piano sociale risulta la mancanza di un punto di vista che porti
queste aspirazioni a dare forma ad una società pienamente umana tramite
la trasformazione radicale dell’attuale sistema.
Il Centro Umanista di Espressione Artistica non si pone solo come una
opzione che tenta di riempire i buchi di un sistema tanto ingiusto e
parziale, per trarne dei vantaggi economici o di prestigio culturale,
ma si pone come intenzione rivoluzionaria che punta alla trasformazione
di questa società senza accontentarsi di lievi miglioramenti o di soddisfare
parte delle esigenze delle persone.
Il CUEA proietta la sua azione verso un futuro molto lontano ben cosciente
che oggi non potrà svilupparsi ed esistere nello stesso pianeta dove
ogni giorno si attenta ai fondamentali diritti umani sanciti dalla costituzione
dell’ONU. Questa incompatibilità di coesistenza consiste nella profonda
e radicale divergenza che si ha del concetto di essere umano, e di conseguenza
di società, di arte e di cultura con i rappresentanti di questo sistema.
Il cambiamento che il CUEA prospetta e sviluppa, avanzerà nella misura
in cui la mentalità e le strutture attuali andranno retrocedendo per
effetto della destrutturazione e della crisi profonda che le investe,
crisi da loro stessi creata.
Per fare questo il CUEA sta progettando una piano di azione che possa
portare le Arti ad essere protagoniste nella creazione di una Nazione
Umana Universale.
Firenze, marzo 1997 |