6 - Il CUEA e la formazione alle Arti

Riflessioni sull'Arte

Oggi si tende a privatizzare l'insegnamento affinché segua la direzione generale del sistema; vengono discreditate alcune discipline e viene dato prestigio ad altre. Si va riducendo il numero degli studenti in base ad un criterio di selezione molto discutibile. Non siamo affatto sicuri che con i filtri adottati dai privati si possano selezionare i più bravi, la migliore materia grigia; può darsi che serva a qualcos'altro, può essere che stiamo perdendo materia grigia perché si cerca strumentalizzare questo quadro sociale. Ci sono alcuni sistemi di selezione per l'accesso all'università che si basano sulle medie accumulate a partire dalle scuole secondarie. La selezione ormai inizia da quando sono molto piccoli, dagli otto anni già sanno che non potranno essere artisti.
Bisogna discutere sulla funzione che compie l'insegnamento, a cosa serve, poiché, oggi come oggi, esso serve solo a formare quattro gatti, a far prosperare quattro gatti. La funzione dell'insegnamento non è quella di preparare la gente per alimentare di "talenti" un mercato che si concentra nelle mani di quattro gatti. E' per questo che, dall'epoca delle caverne, si è sviluppata la coscienza umana? O lo ha fatto per comprendere, per trasformare?
Il sistema di insegnamento attuale si basa sulla teoria che la coscienza è passiva, che uno è un contenitore che deve essere riempito di informazioni. L'allievo, riguardo alla propria genesi, non viene fuori dal nulla... Giunge già formato in un sistema di insegnamento, tutto si allinea in passi antecedenti nell'insegnamento secondario, e dove già si prepara tutto per la formazione di quei quattro.
Se il punto di vista del sistema è che gli artisti sono di troppo, l'interesse non è posto sull'insegnamento. In base a questo schema, che scopo ha l'alfabetizzazione di grandi masse umane? Infatti si va verso un aumento dell'analfabetismo e dell'analfabetismo funzionale, vale a dire il non capire quello che si legge.
Il vero apprendimento è quello di tipo critico, tuttavia si dice "lei è qui per apprendere, non per discutere". Lo spirito critico è di troppo, pertanto anche le Arti sono di troppo ed anche la Scienza, soltanto la tecnologia avanza, a quei quattro non interessa l’espressione, ma la schematizzazione ; non interessa la scienza, ma la tecnologia.
Le grosse istituzioni per le discipline artistiche, a partire dai loro interessi, organizzano concorsi dove vige la selezione in base a dei criteri che mai vengono esposti e discussi apertamente. Ci sono fondazioni che destinano fondi affinché si facciano ricerche in certi campi che interessano a loro, che servono al mercato e che sono orientate verso la vendita, e non verso l'avanzamento dell’arte.
Borse di studio corsi o stages, post-diploma o post-Laurea, che avessero come mira lo sviluppo delle arti ce ne sono pochissime e rispetto agli altri settori sono quasi inesistenti. Questo fa capire lo scarso interesse che hanno di noi, e non so se può essere una "fortuna" o no, ma sta di fatto che c’è da creare una mentalità in cui le arti vengano prese in considerazione come strumenti per l’avanzamento globale.
Questa che viviamo è un'organizzazione che corrisponde ad un modo di vedere. Il tema della limitazione della conoscenza per la grande massa della popolazione non è solo una questione economica ma ha che vedere con il controllo della formazione, e di conseguenza delle immagini e delle idee.

Il nostro concetto di formazione
Come fare a formare delle nuove generazioni di Artisti se quelli che educano altri, lo stanno facendo nello stesso modo con cui essi furono formati ?
Noi dobbiamo metterci in discussione affinché le nuove generazioni, incorporino una nuova formazione che oggi in alcun modo stanno ricevendo dalle istituzioni.
Dobbiamo darci da fare per fornire alle future generazioni una nuova ottica, che imparino a criticare e a discutere argomenti come i valori, gli orientamenti, la figura dell’artista, i vari significati delle arti, ecc. Bisogna educare i futuri educatori.
Noialtri possiamo contribuire con nuovi elementi, con spirito critico, mettendo in discussione la direzione, dando la nostra esperienza. Dovremmo ambire a formare una nuova mentalità e non alla adorazione e alla prosecuzione meccanica dei nostri schemi. Noi del CUEA vogliamo più conoscenza, non semplicemente una modificazione delle metodologie di insegnamento e di produzione. Vogliamo discutere quello che non si discute.
La formazione attuale è di tipo competitivo-egocentrica, dove si esalta il culto della personalità, le capacità individuali a scapito dell’esperienza collettiva, dove si discrimina e si schiaccia la diversità, dove si fa di tutto per non fare nulla, perché ognuno crede di essere il migliore. La formazione attuale è di tipo darwiniana, dove sopravvive la specie più forte in una sorta di selezione naturale.
L’attuale metodologia educativa non è né di processo, né strutturale; al contrario, taglia legami con il passato ed il futuro. Questo è tipico dell'induttivismo del secolo XIX. Un tal modo di pensare, destrutturato e atomizzante, non è quello con cui lavora il cervello umano, a meno che sia quello di un matto. E sembra che le cose vadano proprio in questa direzione. Il che corrisponde al modo di produzione dell'epoca dove chi scandisce il tempo e lo spazio non è l’essere umano concreto, ma l’economia mondiale.

Molti come noi si stanno opponendo alla attuale direzione degli avvenimenti, non si sa se riuscirà in questa grande impresa, ma certamente potremmo dire in punto di morte che non siamo stati complici dell’assurdo, e la nostra coerenza personale sarà gia abbastanza per passare a un’altra vita.

Firenze, aprile 1997

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