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prima cosa non si sentirà più la necessità di stabilire chi sia artista
e chi no lo sia, dato che si sarà integrata la concezione di "processo"
e l’arte non sarà un valore statico che alcuni avranno raggiunto rispetto
ad altri, ma sarà inteso come una tendenza esistenziale verso un ignoto
immaginabile. L’arte sarà concepita come una condotta di vita, come
uno strumento di liberazione, come un percorso mentale che permetta
alla nostra coscienza di attivare nuovi circuiti di osservazione e di
interpretazione del mondo e di noi stessi, e quindi di trasformazione
dell’esistente. Questo è un processo creativo.
Non esisterà più il Mercato dell’arte dato che sarà un altro il criterio
di misura delle opere artistiche. Questo criterio non sarà massificato
e istituzionalizzato ma risiederà nella sensibilità delle persone che
a loro gusto sceglieranno e rifletteranno sui contenuti che riterranno
più vicini o affascinanti per loro. D’altro canto non esistendo più
un mercato e un gusto "ufficiale" la ricchezza e la diversità
espressiva dell’essere umano apparirà in tutta la sua enorme e inclassificabile
potenza, e di conseguenza ogni tentativo di ingabbiare in dei contenitori
intellettuali le produzioni artistiche risulterà un lavoro inutile e
impossibile, creando una enorme sofferenza a tutti coloro che per comprendere
hanno bisogno di controllare e catalogare.
Non esisteranno più le istituzioni artistiche intese come formazione
specialistica, ma verranno integrate nella formazione globale della
persona, formazione che non smetterà mai di cessare a meno che un individuo
non scelga di essere "arrivato". Dedicarsi alle discipline
artistiche non sarà più privilegio di pochi eletti ma sarà strumento
di crescita per grandi fasce di popolazione, che troveranno soddisfazione
e crescita nel praticarle. La formazione più specifica dipenderà dalla
direzione di ricerca che le persone vorranno intraprendere individualmente
o collettivamente, questo in relazione al tipo e agli scopi della ricerca.
Dalle ricerche artistiche fatte trarranno beneficio tutte le discipline
del "fare" umano e viceversa perché non vi sarà più la concezione
atomizzata e destrutturata del sapere umano.
L’istruzione artistica sarà incentrata sullo sviluppo emotivo, intellettuale
e corporeo dell’allievo e non per la creazione di "talenti".
Saranno prese in considerazione l’armonia, il ritmo, i colori, lo spazio,
il tempo, il linguaggio, i simboli, le allegorie, i segni, il funzionamento
dei centri energetici, la coscienza e tutti quegli elementi che stanno
alla base del fare e del creare umano dalle arti alla scienza al senso
religioso.
La storia dell’arte non verrà più intesa e studiata, a partire dalla
nazione di origine perché oramai il concetto di "nazione"
avrà carattere planetario, e si studierà in comparazione e in relazione
allo sviluppo della coscienza al susseguirsi della Dialettica Generazionale.
Si studierà l’espressione artistica dalle origini al futuro, le forme
e i mezzi nel quale si è sviluppata nelle diverse latitudini del pianeta.
Lo studio non verrà inteso come apprendimento di dati ma come sperimentazione
e sintesi. Quella stessa sintesi che ci permette di non nascere ogni
volta come "primi esseri" sulla terra. Si studieranno i processi
storici e le varie società per comprendere sempre più da dove veniamo,
chi siamo e dove ci piacerebbe andare.
Il criterio
di valutazione per mezzo dei voti e dei giudizi ci farà sorridere, e
avremo difficoltà a credere che ciò sia stato possibile. L’istruzione
sarà una esperienza e nessuno saprà valutarla meglio di chi ne sperimenta
l’utilità o la validità e nessuno avrà la necessità che altri attestino
per lui ciò che non sanno e non possono sapere.
La primitiva suddivisione delle discipline artistiche avrà lasciato
spazio ad un sentire e praticare l’arte in senso più unitario intesa
come disciplina legata allo sviluppo e alla ricerca dell’immaginazione,
sia essa visiva, corporea, tattile, olfattiva, uditiva ecc. Da questa
unione si saranno sviluppate tecniche di rappresentazione che coinvolgeranno
i più svariati strumenti e mezzi espressivi, che anche grazie allo sviluppo
tecnologico e scientifico si potranno proiettare ancora più in là e
più profondamente nello spazio e nel tempo fino a che non trascenderanno
dalla morte fisica delle persone, e dalla naturalità dei corpi.
Nessuno si chiederà più sull’utilità o sul senso delle discipline artistiche
perché ne vivranno gli aspetti più immediati e profondi nel vivere quotidiano
che non sarà più oppresso dal lavoro. L’arte, oggi relegata nel cosiddetto
tempo "libero", sarà cosa di tutti i giorni perché non esisterà
più il tempo "carcerato" e l’impiego della giornata si baserà
di fatto sullo sviluppo e la crescita individuale e collettiva, che
sarà dovuta anche ai contributi rivelati dalla pratica delle discipline
artistiche.
I Musei e le Gallerie d’arte verranno ricordate come la "Morte
dell’Arte", e le opere non saranno patrimonio di una sola nazione
o di gruppi privati ma saranno patrimonio collettivo per cui tutto verrà
ridistribuito e fatto circolare in tutto il pianeta evitando così di
avere musei con gli scantinati pieni di opere, e altri senza, o città
con cento teatri e altri centri senza neanche uno. Sarà sparito il concetto
di nazioni "prestigiose" e ricche artisticamente ed economicamente,
rispetto altre di decimo ordine o povere. Certamente la conservazione
e il restauro delle identità storiche, artistiche e culturali sarà un
pilastro centrale, ma all’interno del cosiddetto "Patrimonio Artistico
e Culturale" saranno considerate centrali tutte quelle caratteristiche
che oggi neanche vengono menzionate. Ad esempio le popolazioni indigene
originarie dei luoghi colonizzati, saranno patrimonio ben più importante
delle statue e delle piazze delle Capitali Europee, gli usi e i costumi
dei popoli meno noti avranno precedenza rispetto alla ulteriore ricerca
e catalogazione dei popoli di cui vi sono testimonianze sufficienti.
Anche rispetto alla conservazione del patrimonio ereditato dal passato
si vedrà quali usi e costumi sarà opportuno mantenere e quali no, allo
stesso modo in cui ci siamo lasciati nel passato usanze come la lotta
dei gladiatori e il culto del fuoco comprendendone e superandone i significati.
Non si piangerà più la perdita di un "quadro famoso" e saremo
lontani dal culto di questi feticci che noi stessi abbiamo creato, saremo
finalmente liberi dal culto del DIO Oggetto, considerando l’essere umano
concreto di valore molto più alto di qualsiasi sua produzione artistica
o scientifica che sia, lasciandoci alle spalle il rimpianto di mondi
perduti che piegherebbero il nostro sguardo verso il passato come in
una rassegnazione che ciò che è stato non sarà più ripetibile. Ci lanceremo
verso un futuro con la certezza che niente del passato è perduto ma
che tutto ciò lo portiamo dentro di noi, e mai sacrificheremo il futuro
in virtù dell’irripetibile passato. Considereremo passato tutto ciò
che avremo integrato, e non per il solo fatto che è successo "ieri",
secondo l’attuale concezione fisica del tempo.
Queste sono solo alcune immagini che la voglia di lasciarci andare ci
ha ispirato andando al di là di ciò che viene considerato possibile,
perché la libertà se non trova spazio prima nell’immaginazione non la
troverà mai nel mondo.
Firenze, maggio 1997 |