7 - Il futuro delle Arti per il CUEA

Riflessioni sull'Arte

Per prima cosa non si sentirà più la necessità di stabilire chi sia artista e chi no lo sia, dato che si sarà integrata la concezione di "processo" e l’arte non sarà un valore statico che alcuni avranno raggiunto rispetto ad altri, ma sarà inteso come una tendenza esistenziale verso un ignoto immaginabile. L’arte sarà concepita come una condotta di vita, come uno strumento di liberazione, come un percorso mentale che permetta alla nostra coscienza di attivare nuovi circuiti di osservazione e di interpretazione del mondo e di noi stessi, e quindi di trasformazione dell’esistente. Questo è un processo creativo.

Non esisterà più il Mercato dell’arte dato che sarà un altro il criterio di misura delle opere artistiche. Questo criterio non sarà massificato e istituzionalizzato ma risiederà nella sensibilità delle persone che a loro gusto sceglieranno e rifletteranno sui contenuti che riterranno più vicini o affascinanti per loro. D’altro canto non esistendo più un mercato e un gusto "ufficiale" la ricchezza e la diversità espressiva dell’essere umano apparirà in tutta la sua enorme e inclassificabile potenza, e di conseguenza ogni tentativo di ingabbiare in dei contenitori intellettuali le produzioni artistiche risulterà un lavoro inutile e impossibile, creando una enorme sofferenza a tutti coloro che per comprendere hanno bisogno di controllare e catalogare.
Non esisteranno più le istituzioni artistiche intese come formazione specialistica, ma verranno integrate nella formazione globale della persona, formazione che non smetterà mai di cessare a meno che un individuo non scelga di essere "arrivato". Dedicarsi alle discipline artistiche non sarà più privilegio di pochi eletti ma sarà strumento di crescita per grandi fasce di popolazione, che troveranno soddisfazione e crescita nel praticarle. La formazione più specifica dipenderà dalla direzione di ricerca che le persone vorranno intraprendere individualmente o collettivamente, questo in relazione al tipo e agli scopi della ricerca.
Dalle ricerche artistiche fatte trarranno beneficio tutte le discipline del "fare" umano e viceversa perché non vi sarà più la concezione atomizzata e destrutturata del sapere umano.
L’istruzione artistica sarà incentrata sullo sviluppo emotivo, intellettuale e corporeo dell’allievo e non per la creazione di "talenti". Saranno prese in considerazione l’armonia, il ritmo, i colori, lo spazio, il tempo, il linguaggio, i simboli, le allegorie, i segni, il funzionamento dei centri energetici, la coscienza e tutti quegli elementi che stanno alla base del fare e del creare umano dalle arti alla scienza al senso religioso.

La storia dell’arte non verrà più intesa e studiata, a partire dalla nazione di origine perché oramai il concetto di "nazione" avrà carattere planetario, e si studierà in comparazione e in relazione allo sviluppo della coscienza al susseguirsi della Dialettica Generazionale. Si studierà l’espressione artistica dalle origini al futuro, le forme e i mezzi nel quale si è sviluppata nelle diverse latitudini del pianeta. Lo studio non verrà inteso come apprendimento di dati ma come sperimentazione e sintesi. Quella stessa sintesi che ci permette di non nascere ogni volta come "primi esseri" sulla terra. Si studieranno i processi storici e le varie società per comprendere sempre più da dove veniamo, chi siamo e dove ci piacerebbe andare.

Il criterio di valutazione per mezzo dei voti e dei giudizi ci farà sorridere, e avremo difficoltà a credere che ciò sia stato possibile. L’istruzione sarà una esperienza e nessuno saprà valutarla meglio di chi ne sperimenta l’utilità o la validità e nessuno avrà la necessità che altri attestino per lui ciò che non sanno e non possono sapere.
La primitiva suddivisione delle discipline artistiche avrà lasciato spazio ad un sentire e praticare l’arte in senso più unitario intesa come disciplina legata allo sviluppo e alla ricerca dell’immaginazione, sia essa visiva, corporea, tattile, olfattiva, uditiva ecc. Da questa unione si saranno sviluppate tecniche di rappresentazione che coinvolgeranno i più svariati strumenti e mezzi espressivi, che anche grazie allo sviluppo tecnologico e scientifico si potranno proiettare ancora più in là e più profondamente nello spazio e nel tempo fino a che non trascenderanno dalla morte fisica delle persone, e dalla naturalità dei corpi.
Nessuno si chiederà più sull’utilità o sul senso delle discipline artistiche perché ne vivranno gli aspetti più immediati e profondi nel vivere quotidiano che non sarà più oppresso dal lavoro. L’arte, oggi relegata nel cosiddetto tempo "libero", sarà cosa di tutti i giorni perché non esisterà più il tempo "carcerato" e l’impiego della giornata si baserà di fatto sullo sviluppo e la crescita individuale e collettiva, che sarà dovuta anche ai contributi rivelati dalla pratica delle discipline artistiche.

I Musei e le Gallerie d’arte verranno ricordate come la "Morte dell’Arte", e le opere non saranno patrimonio di una sola nazione o di gruppi privati ma saranno patrimonio collettivo per cui tutto verrà ridistribuito e fatto circolare in tutto il pianeta evitando così di avere musei con gli scantinati pieni di opere, e altri senza, o città con cento teatri e altri centri senza neanche uno. Sarà sparito il concetto di nazioni "prestigiose" e ricche artisticamente ed economicamente, rispetto altre di decimo ordine o povere. Certamente la conservazione e il restauro delle identità storiche, artistiche e culturali sarà un pilastro centrale, ma all’interno del cosiddetto "Patrimonio Artistico e Culturale" saranno considerate centrali tutte quelle caratteristiche che oggi neanche vengono menzionate. Ad esempio le popolazioni indigene originarie dei luoghi colonizzati, saranno patrimonio ben più importante delle statue e delle piazze delle Capitali Europee, gli usi e i costumi dei popoli meno noti avranno precedenza rispetto alla ulteriore ricerca e catalogazione dei popoli di cui vi sono testimonianze sufficienti. Anche rispetto alla conservazione del patrimonio ereditato dal passato si vedrà quali usi e costumi sarà opportuno mantenere e quali no, allo stesso modo in cui ci siamo lasciati nel passato usanze come la lotta dei gladiatori e il culto del fuoco comprendendone e superandone i significati.
Non si piangerà più la perdita di un "quadro famoso" e saremo lontani dal culto di questi feticci che noi stessi abbiamo creato, saremo finalmente liberi dal culto del DIO Oggetto, considerando l’essere umano concreto di valore molto più alto di qualsiasi sua produzione artistica o scientifica che sia, lasciandoci alle spalle il rimpianto di mondi perduti che piegherebbero il nostro sguardo verso il passato come in una rassegnazione che ciò che è stato non sarà più ripetibile. Ci lanceremo verso un futuro con la certezza che niente del passato è perduto ma che tutto ciò lo portiamo dentro di noi, e mai sacrificheremo il futuro in virtù dell’irripetibile passato. Considereremo passato tutto ciò che avremo integrato, e non per il solo fatto che è successo "ieri", secondo l’attuale concezione fisica del tempo.

Queste sono solo alcune immagini che la voglia di lasciarci andare ci ha ispirato andando al di là di ciò che viene considerato possibile, perché la libertà se non trova spazio prima nell’immaginazione non la troverà mai nel mondo.

Firenze, maggio 1997

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