9 - Il Nuovo Umanesimo e le Arti

Riflessioni sull'Arte

 

L’Immagine sociale dell’Arte

Quest’arte parlata, acclamata, mitizzata.
Quest’arte scacciata, oscura e abbattuta.
Quest’arte nascosta, schiva, schiava.
Quest’arte mercificata, quantificata, valutata e sopravvalutata.
Quest’arte scontata, svenduta, umiliata, ritagliata e riproposta nella tappezzeria del divano.
Quest’arte da circolo chiuso, intellettuale, cerebrale, fossilizzata e ghiacciata.
Quest’arte maiala, porca, che si fa fottere da chiunque... prostituta e troia.
Quest’arte meschina, piangente, vittima languida e nostalgica dei tempi che furono.
Quest’arte che è sangue e sperma, che è merda e piscio... quest’arte barbona, degradata, marginata.
Quest’arte che urla, tremenda e s’agita e s’agita...
Quest’arte che è morta e che deve cambiare, che puzza di carogna e vive di vermi.

Quest’arte che muore senza soccorso.
Quest’arte che sfugge inafferrabile, nei miei desideri, nei miei sogni e nelle mie fantasie, quest’arte.
Quest’arte l’ho tanto amata e poi odiata e poi...
...quest’arte che sta dentro di noi soffoca.
Lasciamola andare.

 
Di fronte al fenomeno artistico sappiamo poco. Nessuno riuscirebbe ad immaginare un mondo senza arte eppure nessuno si sbilancia a dire a cosa serve e come questa cosa può esserci d’aiuto. Se si vede l’arte solo come forma di espressione allora sarà solo un fatto espressivo, il tema centrale sarà l’espressione umana e il tema artistico sarà solo un fatto formale.
Ma se il tema artistico non è solo un fatto formale ma è anche un fatto sostanziale, ossia può essere portatore di contenuti differenti da quelli espressi in altre forme, vale la pena chiedersi e soffermarsi sulle differenze d’azione e di espressione. Se vogliamo uno sviluppo di una ricchezza e di una diversità non solo formale ma anche sostanziale ed esistenziale, bisognerà domandarci profondamente a che cosa serve l’arte.
Il CUEA è uno strumento per la ricerca dell’arte, che punta a dare risposta alla domanda: a cosa serve l’arte?
E’ chiaro che nell’attuale contesto sociale tante cose sembrano più urgenti del "fare arte" e in una azione dettata dall’urgenza sociale bisognerà prima di tutto occuparsi della sussistenza, della salute, e dell’educazione di tutti gli esseri umani. Se ci si dovesse ritrovare a formulare un piano per la salvaguardia del pianeta il "fare arte" non sarebbe neanche al centesimo posto. Possiamo allora inquadrare l’arte esclusivamente come un gusto personale diffuso in tutto il mondo o siamo di fronte a qualcosa di più profondo e più "necessario" di un gusto?
Come inquadrare il "fare arte" nel campo delle "urgenze"?
La discussione può essere allora estesa sull’immagine dell’arte, o meglio se si vuole "interessare" all’arte bisogna che l’arte stessa si trasformi perché come è attualmente conformata non funziona.
Vogliamo una rivoluzione nella forma d’intenderla, sentirla e praticarla.

Quanto è vissuta l’espressione artistica
Istintivamente pensiamo ad una stretta cerchia di persone, intellettuali e fuori dal mondo. Ma se noi contiamo, a Firenze per esempio, le varie scuole Artistiche statali (Liceo Artistico, Istituto d’Arte, Accademia di Belle Arti, Università di Architettura, Lettere e Filosofia) e le varie scuole private di musica, danza, teatro, pittura, restauro ci rendiamo conto che il fenomeno artistico è (in particolare a Firenze) un fenomeno che tocca diverse migliaia di persone. Se poi a queste persone, che in qualche modo si preoccupano di mettere "nel mondo" il loro interesse, aggiungiamo tutte quelle persone che in un modo o nell’altro nutrono interesse per l’espressione artistica, ci troviamo di fronte ad un intero "popolo".
Ma come mai abbiamo la sensazione che siano solo pochi eletti che si occupano dell’arte ? Perché l’arte non è vistosa come la pubblicità, la televisione, le auto, le case... l’arte è relegata nell’intimo delle persone. È relegata nelle gallerie, caffè, teatri, scuole, musei, biblioteche, cartelle, cassetti, magazzini. È relegata nella testa, in qualche appunto, nei sogni e nella fantasia. Ma non si esprime più nella piazza, nelle strade, nei luoghi di lavoro. È stata scacciata. È in esilio. Non serve... è stata sostituita da mezzi più massivi ed aggressivi.
Ma se l’arte ha così tanti sostenitori, come mai non si trasforma in un fenomeno più visibile, in un fenomeno di massa?
Sappiamo che molte persone condividono interessi in comune, e quando tante di queste persone si muovono nella stessa direzione si crea un fenomeno di massa. Prendiamo ad esempio il calcio o la religione, la musica o la danza in tutti questi casi vediamo che la direzione di questi fenomeni è gestita e strumentalizzata economicamente e psicologicamente. Non parlo solo dei soldi che derivano dagli ingressi allo stadio, in discoteca ma di un mondo fatto di riviste, vestiti, gadgets, dischi e mille altri prodotti di consumo inutili che gravitano attorno al fenomeno. Gli interessi psicologici sono legati al sistema di immagini e di comportamenti legati al fenomeno.
In tutto questo vediamo una direzione violenta e distruttiva da una parte e una grande ingenuità dei tanti, contrapposta dal lucido calcolo dei pochi, dall’altra.
Anche il fenomeno artistico socialmente vive la stessa crisi e soffre la stessa malattia cioè la strumentalizzazione economica e psicologica.
Constatiamo un diffuso interesse da parte della gente per il tema artistico per questo motivo, ponendoci diametralmente in opposizione all’attuale direzione, cerchiamo di sviluppare le sue ricerche e le nostre attività per promuovere e diffondere la pratica artistica. In questo senso il nostro obbiettivo è di creare un fenomeno di massa che si opponga a quello attuale e che proponga valide opzioni nel sistema di immagini e modelli imperanti, e diffonda il gusto e l’interesse per le discipline artistiche.

Per capire come noi interpretiamo questi modelli imperanti radicati nel vecchio sistema di immagini gira pagina e vedi se ti ritrovi in quelli nuovi proposti da Movimento Umanista (vanno letti in coppia: a1 con b1, c1 con d1, e così via).


a.
Sull’Arte anti-umanista

1. L’Arte è per pochi
Di fatto con la difficoltà di sopravvivenza per l’80% della popolazione mondiale non solo l’arte è per pochi ma anche un bel pollo arrosto e una casa sono per pochi. E’ la pratica del numero chiuso.

2. L’Arte non ha politica o partito

Si presuppone una imparzialità degli operatori artistici confondendo l’imparzialità, la solitudine e l’isolamento con l’individualismo e l’opportunismo di molti operatori.

 

3. L’Arte come sinonimo di sensibilità e di prestigio culturale

Da sempre i maggiori committenti, fino alle attuali multinazionali, sono stati portatori e dittatori dell’anti-umanesimo. Ci riferiamo ai potenti di ogni epoca che da una parte impoverivano e privavano il popolo delle loro ricchezze e dall’altra investivano capitali in opere d’arte.

 

4. L’Arte come forma di potere larvata

Negli uffici dei capi di tutto il mondo non mancano, dietro la scrivania in bella mostra, quadri e opere che "mostrino" la loro sensibilità. Per costoro investire in "arte" non è solo un fatto oggettivo, profitto, ma anche soggettivo: immagine pubblica che gli consente di poter agire meglio nei suoi traffici. Spesso chi si mostra sensibile pubblicamente ha qualcosa da nascondere. A proposito c’è una novella: Un uccellino infreddolito dalla neve viene sommerso di cacca da una mucca di passaggio, il calore gli salva la vita. Poi arriva un gatto e dopo averlo pulito dalla cacca se lo mangia. Morale: non sempre chi ti riempie di merda lo fa per il tuo male e non sempre chi ti tira fuori dalla merda lo fa per il tuo bene.

 

5. L’Arte come elevazione dalla massa e dal popolo

L’Arte è propagandata come forma di distinzione e di emancipazione sociale. L’artista ha accesso all’élite dell’alta società. Grazie per la concessione.

 

6. L’Arte come forma per addomesticare le menti

Da sempre i potenti hanno strumentalizzato l’arte consapevoli del loro potenziale fascinatorio, comunicativo e spettacolare, per cercare di controllare la soggettività e l’immaginazione della gente. A questo proposito tutta una serie di figure, come i critici, hanno creato contenitori e livelli artistici dalla serie A, di cui sono i rappresentanti ufficiali, alla sotto-serie detta anche arte popolare; e tutta una serie di artisti hanno raffigurato e materializzato le intenzioni e le immagini che provocassero devozione e sudditanza nei confronti dei potenti.

 

 

b. Sull’Arte umanista

 

1. L’Arte è per tutti

Affinché tutti abbiano la possibilità di praticare l’espressione artistica bisognerà lottare per la creazione di un sistema sociale in cui tutti abbiano pari condizioni di vita. La visione del Nuovo Umanesimo è integrale, mette cioè in relazione tutti gli aspetti vitali dell’essere umano. Il problema artistico non potrà essere risolto se non intervenendo in diversi campi da quello politico a quello economico a quello educativo.

 

2. L’Arte come forma di espressione

L’arte di per se è impersonale e quindi non assume nessuna posizione. Gli artisti come persone hanno assunto, in relazione alla loro soggettività e non in relazione al mezzo di espressione usato, posizioni differenti nel corso della storia. Che l’arte sia un mezzo imparziale è falso perché ognuno esprime una posizione, anche dirsi imparziale è assumere una posizione.

 

3. L’Arte come esperienza di sensibilità

Gli strumentalizzatori di ogni epoca hanno condannano gli artisti che non si sono piegati ai loro voleri, come sovversivi e parziali. Codesti artisti si sono profondamente rifiutati di essere utilizzati come strumento di potere, fonte di guadagno e prestigio da critici, Signori, Gallerie d’arte e Mercanti. Questi artisti fuori dal mercato rappresentano oggi la parte più sana, ma anche la più nascosta, dell’arte.

 

4. L’Arte come forma di ribellione

Come non riusciamo ad impedire che sole centinaia di persone nel pianeta gestiscano l’80% della ricchezza mondiale, non riusciremo ad impedire che un trafficante di armi abbia un quadro di Van Gogh e sia uno dei finanziatori degli Uffizi. Ma che gli artisti si rifiutino di essere in qualche modo complici di questa trasfigurazione è segno di grande comprensione e ribellione.

 

5. L’Arte per la comprensione del mondo

Un tempo lontano l’essere umano non era diviso in popolo ed élite. Non si capisce come una parte delle persone si sia appropriata e si prenda i meriti di uno sviluppo avvenuto in intere generazioni. Misteri della Menzogna.

 

6. L’arte come strumento di crescita e sviluppo

L’arte di per sé non è ne buona e ne cattiva dipende dall’utilizzo di questo strumento. Se per qualcuno "Il fine giustifica i mezzi", per noi i mezzi sono parte del fine. Il nostro fine è lo sviluppo della società e dell’individuo, per far questo ci opponiamo alla violenza e all’oppressione. E non ci serve fare arte per addormentare le menti ma al contrario per essere più svegli e poter dare risposta ai disastri sociali derivati anche dal suo scorretto uso. E’ un disastro che molti pur avendo questa capacità la tengono repressa da una parte, perché hanno creduto ingenuamente che fossero degli incapaci, creando nuova frustrazione e sofferenza. Tutto ciò fa comodo a chi comanda.

 

 

c. Sull’Artista anti-umanista

 

1. Solo pochi sono artisti

Perché tanto interesse da parte dei potenti per l’arte ? Sarà mica una pratica che pone gli individui di fronte ad un "se stesso" diverso da quello che ci vogliono far credere ? Non siamo solo formiche, pecore, contribuenti o consumatori. Meglio allora pochi artisti, anche se molti sfuggono al controllo saranno sempre quattro gatti che non potranno creare dei problemi con l’ordine stabilito.

 

2. L’artista soffre perché è sensibile

E’ una vera e propria contraddizione, come si può soffrire per sensibilità. E’ veramente la mia sensibilità la fonte delle mie sofferenze, o un mondo violento che non mi corrisponde? Sono io e la mia sensibilità il principale responsabile ?

 

3. L’artista è fuori dal mondo

Non è possibile. Ognuno di noi si è formato nel mondo. Il nostro modo di pensare, i nostri valori, i nostri gusti, i nostri piaceri e le nostre sofferenze sono in struttura col mondo. Se questa divisione si verifica è una forma di fuga che ci danneggia e ci crea sofferenza e contraddizione. Oscar Wilde disse che il male più grosso della nostra epoca "è l’indifferenza della gente onesta", noi diremo la fuga in massa di persone sensibili.

 

4. L’artista è superiore agli altri

Interi libri di arte hanno come sottofondo questa credenza, cosa mai gli è successo a costoro per credere e formulare teorie su questa tesi? Leggiamo libri in cui l’artista ha il dono di comunicare con dio, l’artista ha il dono di esternarsi dalla propria epoca, l’artista esprime il significato più vero e profondo dell’esistenza. Se oggi sempre meno si crede che la razza bianca sia superiore alle altre razze, per quanto abbiano cercato di dargli fondamenti scientifici e filosofici, speriamo che sempre meno si creda che chi opera nell’arte sia superiore a chi non si occupa dell’arte.

 

5. L’artista non ha partito

Spesso si confonde chi lavora solamente per i propri fini personali, come indipendente e libero da aspettative e legami sociali. Non è obbligatorio impegnarsi per contribuire allo sviluppo collettivo, ma devo ringraziare profondamente tutti coloro che lo hanno fatto, perché ora posso scrivere al computer questa lettera senno’ sarei nelle caverne a cercare di capire che senso avessero quegli altri esseri simili a me nelle caverne a fianco.

 

 

d. Sull’Artista umanista

 

1. Tutti sono artisti

Se per artisti si intende qualcosa di molto semplice che ha a che vedere con degli esseri umani che utilizzano il mezzo di espressione artistico per scoprirsi e scoprire, per comunicare e manifestarsi, il termine artista indicherebbe chi opera in questo senso. E a meno ché uno non sia totalmente impossibilitato da grossissimi problemi fisici o mentali, chiunque scegliendolo anche solo con una matita o uno ferro sarebbe in grado di creare una produzione artistica. Forse è una delle cose più facili da fare.

 

2. L’artista vive perché è sensibile

Che vita sarebbe senza l’ausilio di questa profonda capacità umana. Non solo non fa soffrire, ma ci aiuta a capire cosa c’è che non va, per poi poter cambiare noi stessi e l’ambiente che ci circonda. La sofferenza invece sorge quando reprimiamo e non ascoltiamo il nostro cuore e non lo mettiamo in equilibrio col nostro corpo e con la nostra mente. La sensibilità è alla base della coerenza personale: pensare, sentire e agire nella stessa direzione; e sociale: trattare gli altri come vorremmo essere trattati.

 

3. L’artista è nel mondo più di tanti altri

In un mondo dove la diversità è schiacciata dalla uniformità, solo le persone pratico-economiche che hanno successo e sono produttive stanno a contatto con la realtà. E’ chiaro che stiamo parlando di una realtà imposta: quella del Dio Denaro. Molto spesso si sono considerati pazzi e fuori dal mondo coloro che non sono stati alle leggi dello stabilito. L’artista è nel mondo a suo modo come ogni altro essere umano. A volte sembra che più di altri esprima questa sua soggettività perché ha trovato un canale adeguato per tirarla fuori. Ma dentro ogni essere umano c’è una realtà diversa che si vuole esprimere.

 

4. L’artista è uguale e diverso

Dipende sempre dal punto di vista di chi guarda. Chi si paragona agli altri in termini di superiorità o di inferiorità troverà chi gli è superiore o inferiore. Quando ci si rapporta agli altri in questo modo è perché qualcosa in noi ci ha fatto credere che il nostro valore come persone è in relazione agli altri e non a noi stessi. Se in "se stessi" si includono anche gli altri è perché avvertiamo che noi esistiamo perché esistono anche gli altri e viceversa, e non avrà nessun senso rapportarsi in termini di superiorità o inferiorità, perché ognuno sarà dov’è, e non potrà essere altrimenti. In questo contesto pur riconoscendo come "sacra" la diversità non sarà altro che un aspetto dello stesso fenomeno umano.

 

5. L’artista come persona prima che come artista

Lasciamo che ogni persona scelga per sua coscienza e rifiutiamo i canoni comportamentali standardizzati. Ognuno in cuor suo sceglierà la convenienza o meno di lottare per ottenere qualcosa che forse neanche lui vedrà realizzata. In questo senso l’artista che è dentro ogni essere umano trascende dalla temporaneità del proprio corpo e dai fini immediati, per tramandare ai posteri le proprie speranze, idee, sogni e conquiste.

 

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Epilogo
Un tempo l’essere umano era in grado di contattarsi con gli Dei, ogni qualvolta lo decidesse.
L’arte era uno degli strumenti che permetteva loro di capire da dove venivano e dove sarebbero tornati.
Quando alcuni uomini decisero di elevarsi a Dei in terra espropriarono e codificarono le arti pensando di piegarle al loro volere, ben consapevoli del loro Potere Rivelativo.
Costoro si fecero rappresentare come degli Dei, alti quindici metri, forti e potenti e la gente credette a quelle menzogne.
Poi arrivò un tempo che gli uomini si ribellarono ai finti Dei che recavano loro solo disastri e inutili sofferenze e lo fecero dipingendo e danzando, suonando e ridendo. In quei giorni un grande fiume di allegria ruppe gli argini ed i folli intenti di chi con qualche pietra voleva controllare la coscienza umana.
Quel giorno speriamo di essere ancora vivi per poterlo dipingere.

Ottobre 1997

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