Estratti dallo Statuto Associativo del CUEA

Critica sociale
E’ ovvio che in qualsiasi stato organizzato secondo una gerarchia burocratica, le regole economiche, sociali e culturali, nonché le leggi vigenti, tendono regolarmente a proteggere i diritti di chi detiene maggiore potere (istituti di credito, multinazionali, confindustria, partiti) ed a mantenere le fasce di popolazione più deboli (studenti, operai, pensionati, piccoli artigiani) in uno stato di sudditanza. Nell’attuale società occidentale si cerca di riempirne la vita con attività alienanti, svaghi idioti ed inutili oggetti da acquistare a ritmo continuo, una serie di circoli viziosi in cui chi “ci guadagna”, per modo di dire, è sempre e soltanto chi detiene e gestisce grandi capitali. Questi in realtà sono solo una serie di patetici piccoli uomini meschini che non si rendono conto di essere a loro volta vittime e prigionieri del ruolo che il sistema ha assegnato loro, poiché nessuno può realizzarsi se passa tutta la vita a preoccuparsi di accumulare sempre più denaro; ciò non alimenta altro che il proprio individualismo, il proprio isolamento ed in ultima analisi, la propria solitudine (vedi Citizen Kane). Per modificare questo stato di cose, non solo nell’interesse della gente comune, ma anche di coloro che si credono “ricchi”, occorre rovesciare l’ottica gerarchica, riorganizzare la società dal basso, cambiare mentalità connettendosi con la parte più vera e profonda di sé stessi, sostituire i valori del capitalismo e del consumismo con valori più umani, vedere come vera ricchezza di una società non la quantità di denaro che circola, ma le condizioni di vita della popolazione, sia fisiche che psicologiche, gestire le risorse naturali senza comprometterne l’uso per le future generazioni, rifiutare la logica dello sfruttamento cieco e selvaggio ed affermare il principio del rispetto verso gli altri e verso l’ambiente di cui facciamo parte.

Questo processo dovrà necessariamente attuarsi nell’interesse del sistema stesso, altrimenti  prima o poi entrerà ugualmente in crisi, ma in modo più violento e traumatico, come hanno dimostrato anche degli studi ufficiali compiuti da economisti. L’obiettivo principale da raggiungere è quello dell’auto-organizzazione sociale, in modo che i cittadini acquistino una sempre maggiore capacità di influenzare le istituzioni e di opporsi alle lobby di potere. Uno degli strumenti principali che possono contribuire a diffondere nuove idee, influenzare positivamente il modo di sentire della gente, trasmettere gioia, forza e speranza ad ogni categoria di persone, è per l’appunto l’espressione artistica. L’arte, di qualsiasi genere sia, ha il potere di creare nuovi miti e modelli che siano alternativi a quelli vigenti, può fornire dei riferimenti che orientino la vita delle persone e dare un senso all’esistenza attraverso una risistemazione più attuale degli antichi valori, riutilizzandone le simbologie in chiave moderna ed in funzione della sensibilità e delle esigenze di oggi Quanto poi alle dinamiche con cui attuare tutto ciò, diciamo che nell’arte un impegno sociale si può esprimere essenzialmente attaccando e criticando le strutture del sistema attuale (con opere di denuncia, satira, sottile provocazione o aperta “eresia”), e contemporaneamente proponendo dei possibili modi alternativi di vivere e di agire (con opere utopistiche, intimiste, vagamente misticheggianti o dichiaratamente rivoluzionarie), oltre che naturalmente con l’espressione più autentica di tutto quello che ognuno di noi sente, pensa ed è. Ciò che conta è uscire dall’isolamento ad oltranza in cui tendono a rinchiudersi tutti coloro, e in particolare gli artisti, che non si riconoscono nella società che li circonda e che rinunciano a priori a vivere ed essere sé stessi all’interno di essa. Seppure periodi di solitudine o distacco dal mondo possono essere necessari per conoscersi e prendere coscienza della propria visione del mondo, o del senso che si vuole dare alla propria vita, o anche solo per raggiungere la concentrazione necessaria a creare una particolare opera, una separazione totale e indiscriminata dai propri simili e dai loro problemi, oltre che materialmente impossibile, finisce per non essere altro che una fuga da sé stessi. Ogni volta che si finge di essere in salvo nel piccolo mondo che ci si è creato, o si finge che i problemi degli altri non ci riguardino, non facciamo che tradire noi stessi, sia perché ci neghiamo la possibilità di esprimerci e interagire con gli altri, e quindi di esistere pienamente, sia perché neghiamo agli altri la possibilità di conoscerci, di essere influenzati da noi e di influenzarci a loro volta, neghiamo sia a noi che agli altri la possibilità di sentirci anche solo per un attimo una cosa sola, come in fondo sentiamo che dovremmo essere.

Nella inevitabile separazione dagli altri sentiamo una lacerazione, una mancanza, che sebbene possa ispirare opere d’arte sentite e toccanti, dobbiamo tentare con tutti noi stessi di superare, se non vogliamo sentirci traditi, inadeguati ed in ultima analisi infelici. Tentare di sostituire la mancanza, o l’incapacità, di avere rapporti umani autentici con le logiche del profitto e della concorrenza, che il mercato cerca assurdamente di estendere anche al campo artistico, non può che condurci ad una sempre maggiore insoddisfazione, una sempre maggiore brama di successo e in ultima analisi alla frustrazione ed al fallimento, perché una vita vissuta secondo regole alienanti e individualiste, anche se materialmente piena di oggetti e merci di cui fruire fino alla nausea, non può darci ciò di cui abbiamo realmente bisogno: la coscienza di esistere su un piano umano, spirituale, vero e profondo, in una relazione con gli altri e con il mondo che ci circonda. (Per approfondire vedi Il documento pubblicato in internet)


Sviluppo personale e azione sociale

L’arte è una delle poche, se non l’unica forma d’espressione che possa rimettere in relazione il mondo materiale con quello interiore, ricreando costantemente una sensazione di armonia tra corpo e anima, e facendo sentire sia chi la crea che chi ne fruisce, intimamente e pienamente consapevole di far parte di qualcosa di unico, di entusiasmante ed irripetibile, che sia l’avventura umana, la partecipazione al mondo naturale o la semplice valorizzazione della propria esistenza, attraverso la percezione del mistero che la rende possibile. Ma perché possa proporre immagini adeguate al momento storico e riconfigurare in nuove forme i modelli che orientano la società, cercando di darle una direzione più umana e vitale, la creazione artistica deve riutilizzare diversamente e ridare nuova forza a simboli o intuizioni del passato, esprimendosi in un modo abbastanza universale da continuare ad essere valido anche in futuro, e abbastanza comprensibile da suscitare emozioni ed acquistare un valore per il maggior numero di persone possibile, ma senza essere scontato o semplicistico. Riuscire a fare qualcosa di simile, o anche solo a pensarlo, porsi nell’ordine di idee di impegnarsi veramente in ciò che si fa, dando tutti noi stessi per raggiungere una comunicazione vera e profonda con gli altri, senza abbandonarsi alle false scorciatoie che il sistema, i mass media e il conformismo ci propongono costantemente, rifiutare di limitarsi a ripetere strade già battute imitando gli altri o le proprie creazioni precedenti, richiede innanzitutto di vincere la propria inerzia, l’inerzia del nostro pensiero e del nostro corpo, l’assenza di iniziativa e di autodisciplina a cui la società stessa ci abitua, proponendoci la costrizione, l’adeguamento alle regole e l’omologazione al già noto come uniche forme possibili di azione. Se vogliamo agire nel mondo in modo da essere ascoltati e compresi veramente per ciò che siamo, dobbiamo riuscire ad entrare all’interno dei linguaggi e delle forme conosciuti restando fedeli a noi stessi e rinnovandoci costantemente, senza curarci della fatica e delle resistenze, sia interne che esterne, che potremo incontrare, perché è proprio la fatica di mantenere in movimento la propria mente, di sviluppare all’infinito la propria fantasia, di esprimerci con la spontaneità di bambini che si rivolgono ad altri bambini, di manifestare l’amore per le proprie idee e soprattutto per gli altri esseri umani, l’unica cosa che può farci sentire veramente vivi. (Per approfondire vedi Il documento pubblicato in internet)

Oggi lo scopo dell’esistenza non può più essere quello di servire qualche genere di potere (economico, militare o religioso) con cui ci si identifica, come avveniva nelle civiltà monumentali del passato, ma piuttosto quello di essere felici, sia come individui che come collettività. La storia dell’ultimo secolo ha visto oscillare enormi masse di persone tra la ricerca della propria affermazione attraverso un individualismo selvaggio (che soddisfa l’ego ma produce alienazione ed isolamento) e la sottomissione a nuovi regimi totalitari ancora più spersonalizzanti di quelli antichi (il ché soddisfa l’esigenza di sentirsi parte di qualcosa ma opprime l’individuo e distrugge i sentimenti umani). La prima condizione per sviluppare la propria personalità è vivere all’interno di una società che lo renda possibile, ma per modificare la società è indispensabile sviluppare la propria personalità in nuove direzioni e prendere coscienza che è possibile vivere diversamente. E’ un circolo vizioso che rischia di bloccare qualunque progetto di trasformazione personale o sociale, se non si riesce a prendere le distanze dal sistema in cui si è costretti a vivere, ad allontanarsene almeno mentalmente, cercando di farsi influenzare il meno possibile dalle sue dinamiche ed evitando di rendersi complici dei suoi aspetti più riprovevoli e contraddittori. Pur essendo costretti a vivere e ad agire all’interno delle regole del sistema, dobbiamo ritagliarci un nostro spazio in cui poter creare e sperimentare delle realtà diverse, una necessità questa che nei decenni scorsi ha portato molti spiriti “rivoluzionari” all’uso e all’abuso di droghe. Pur senza giungere a questo, fare una simile ricerca da soli comporta sempre il rischio di “perdersi” nella propria immaginazione, rifugiandosi all’interno del proprio mondo personale, il ché può condurre ad un contatto più profondo con sé stessi ma anche ad una alienazione altrettanto distruttiva di quella prodotta dal sistema, anzi, nell’isolamento assoluto viene a mancare anche la parvenza di senso derivata dal fatto che c’è chi condivide la nostra stessa vita. Diventa allora indispensabile agire insieme ad altre persone che abbiano delle passioni, delle aspirazioni ed una visione del mondo il più possibile simili alle nostre, anche perché uno degli elementi fondamentali di ciò che chiamiamo felicità è il senso di unione con gli altri, tutto sta a riuscire a coniugarlo con l’espressione della propria personalità individuale senza che le due cose entrino in contraddizione; è appunto per questo che si devono cercare degli spiriti affini. Ma per quante cose si abbiano in comune, nessun essere umano può mai essere identico ad un altro, a meno di annullarsi nella sottomissione ad un leader, il ché è proprio il tipo di cose a cui ci si vuole opporre. Dopo il rischio dell’auto-isolamento c’è quindi anche il rischio della perdita di indipendenza. Per evitarlo, è importante che nel gruppo sia dato lo stesso peso alle opinioni di tutti e che tutti dispongano di fatto della stessa capacità di influenzare le decisioni da prendere, soprattutto in relazione alle proprie attività.

La necessità di espandere il gruppo può far sorgere altri problemi, perché se si svolge in modo forzato verso i potenziali nuovi membri, facendo un’opera di proselitismo aggressiva, si ricade in una forma di violenza (anche se solo psicologica) e chi accetterà di entrare lo farà subordinandosi ad uno o più leader, per cui si contraddicono i propri principi. Se invece c’è una forzatura nell’altro senso, per cui si accetta nel gruppo chiunque senza limitazioni, la componente iniziale (insieme ai suoi principi e al suo progetto) perderà di coesione e l’insieme non avrà più un’identità chiara, ma sarà in balia delle influenze del primo venuto, a sua volta potenzialmente influenzato da un sistema disumanizzante. L’unica cosa da fare è cominciare a costruire qualcosa verso l’esterno, anche da soli o in pochi, ed ampliare intanto la propria coscienza e le proprie capacità, mantenendo la massima disponibilità a condividere le proprie scoperte ed intuizioni con chi lo desidera, a condizione che sia a partire da una sua esigenza e non solo dalla nostra volontà, e continuando nel frattempo a criticare ciò che non va ed a proporre alternative (nuovi sistemi di credenze, miti positivi, spunti di riflessione).

Il nostro impegno sociale si basa sul rispetto delle diversità umane e sull’indipendenza di chi partecipa, perché solo attraverso l’unione e la convergenza di idee, esperienze, modi di sentire e di vedere differenti sarà possibile costruire una società veramente umana, tollerante e aperta, che faccia proprie le problematiche e le esigenze vitali dell’intero pianeta. Il nostro impegno sociale è volto ad impedire che i diritti umani fondamentali vengano cinicamente calpestati e negati in nome della convenienza economica dei più potenti. Questo impegno lo dichiariamo sia nei confronti degli allievi che delle organizzazioni o singole persone con cui collaboriamo o collaboreremo in futuro. Questo impegno fa parte della nostra formazione culturale, è dichiarato nei nostri principi come un valore irrinunciabile e ne risentono sia il nostro modo di organizzarci che la nostra didattica. Questo impegno si esprime anche nel collegamento, nell’adesione o nel coinvolgimento attivo di alcuni o di tutti i nostri membri ad iniziative di altre organizzazioni che si occupano della difesa dei diritti umani, come il Movimento Umanista, Emergency, la Rete Lilliput, Amnesty International, Greenpeace, ecc.

Umanesimo

Prima di definire il nostro concetto di Umanesimo, a cui si può o no aderire è importante capire il senso di tale definizione. Per noi il termine non circoscrive una appartenenza a un qualche e preciso movimento o ideologia ma un modo di pensare, sentire ed agire. Per noi essere Umanisti non è un “etichetta” ma una necessità esistenziale. Altre definizioni come Comunista, Socialista, Induista, Buddista, Cristiano, ecc. derivano dal fatto che il singolo o un gruppo aderiscano ad un sistema ideologico, politico o religioso mentre noi non aderiamo a nessuna corrente politica, ideologica, storica o religiosa Umanista. Noi aderiamo ad una necessità esistenziale rintracciabile in tanti movimenti e persone: far coincidere la nostra felicità personale con quella delle persone che ci circondano. Per questo occorre che i nostri pensieri, sentimenti e azioni siano rivolti all’uomo per l’uomo. Quando in nome di una ideologia, di un partito, di un Dio, del denaro, o qualsiasi altra cosa come anche l’Arte, o spinti dal proprio successo, o dalla normale necessità di affetto o di riconoscimento, facciamo violenza su noi stessi e sugli altri per raggiungere quanto crediamo giusto siamo di fronte all’anti-umanesimo.

Per questo per noi l’Umanesimo è un’aspirazione ad essere coerenti con noi stessi e con gli altri nel rispetto delle diversità.
L’azione sociale è un valore di riconoscenza oltre che una pratica, perché siamo consapevoli che per realizzare le nostre necessità esistenziali personali, diverse per ognuno di noi, abbiamo bisogno dell’aiuto del prossimo, e come lo riceviamo dobbiamo essere disposti a darlo. Nel momento in cui riconosciamo con gratitudine che l’azione nel mondo di chi ci ha preceduto, trasformandolo, ci ha dato la possibilità di essere più felici (dalle strutture pubbliche, all’arte, alla morale, e tutto lo scibile umano).

I punti specifici dell’azione di gruppo sono definiti nel nostro statuto organizzativo, nei nostri scopi e nella nostra didattica, quali abbozzi in continua trasformazione e sviluppo che tendono ad applicare praticamente i principi nei quali ci riconosciamo. Per quanto riguarda l’azione personale dei membri del CUEA ognuno di noi cerca come può e come sente di essere nella propria vita e nei propri ambiti (lavoro, coppia, famiglia, amicizie, ecc.) di essere coerente con quanto riconosce valido dell’atteggiamento umanista.

Per approfondire vedi Il documento pubblicato in internet


Bibliografia di riferimento
Italo Calvino. Lezioni americane. Oscar Mondatori, Milano 1993
Guy Debord. La società dello spettacolo. Ed. Baldini & Castaldi, Milano 1997
Umberto Eco. Sei passeggiate nei boschi. Saggi Tascabili Bompiani, Milano 1991
Giorgio Gaber e Sandro Luporini. Opere complete dal 1972 al 2001 consultabili al sito giorgiogaber.org
Giovanni Pico della Mirandola. Della dignità dell’Uomo. Trad. dal latino di Patrizia Moradei, Ed. Multimage, Torino 2000
Platone. Processo e morte di Socrate. Tascabili Economici Newton. Newton & Compton editori, Roma 1997
Salvatore Puledda. Interpretazioni dell’Umanesimo. Ed. Multimage, Torino 1997
Salvatore Puledda. La crisi dell’Umanesimo Storico e il Nuovo Umanesimo. Ed. Mini Multimage, Torino 1999
Silo. Discorsi. Ed. Multimage, Torino 1998
Silo. Dizionario del Nuovo Umanesimo. Ed. Multimage, Torino 1998
Silo. Opere complete. Ed. Multuimage, Torino 2000
Simone Casu. Riflessioni sull’Arte. Articoli e riflessioni. Al sito www.cuea.it


Alcuni autori di riferimento
 
William Blake: “...tutte le Divinità risiedono nel cuore dell’Uomo.”
 (da Il matrimonio del Cielo e dell’Inferno)

Jonathan Swyft: “La maggior parte delle cose a cui aspirano gli uomini per la felicità del pubblico o della vita privata, con il nostro buon senso o la nostra follia, sono state tanto raffinate da esistere di rado se non nelle idee...”
 (da Suggerimenti per un saggio sulla conversazione)

Hermann Hesse: “Penetrare il mondo, spiegarlo, disprezzarlo, può essere l’opera dei grandi filosofi. Ma a me importa solo di poter amare il mondo...”
(da Siddharta)

Richard Bach: “Spezzate le catene che imprigionano il pensiero e anche il vostro corpo sarà libero.”                    (da Il gabbiano Jonathan Livingston)


Carl Gustav Yung:  “(L’artista) è un uomo collettivo, che porta ed esprime l’anima inconscia e attiva dell’umanità.”

         “Il mondo non esiste unicamente in sé e per sé, è anche come mi appare.”

         “Il disadattamento al nostro universo interiore è una lacuna che può avere conseguenze nefaste quanto lo sono quelle che conseguono all’ignoranza e all’incapacità di adattarsi al mondo esterno.”

         “Sii quello che realmente sei.”    
                   (da L’anima e la vita)

         “Il mito è la rivelazione di una vita divina nell’uomo.”

(da Memorie, sogni, riflessioni)


Erich Fromm: “...la sopravvivenza fisica della specie umana dipende dalla radicale trasformazione del cuore umano.            
         (da Avere o essere?)

         “L’amore è un potere attivo dell’uomo; un potere che annulla le pareti che lo separano dai suoi simili, che gli fa superare il senso di isolamento e di separazione, e tuttavia gli permette di essere se stesso e di conservare la propria integrità.”                           

         “Dare dà più gioia che ricevere, non perché è una privazione, ma perché in quell’atto mi sento vivo.”                                    
(da L’arte d’amare)

Joseph Campbell:   “Il potente eroe dotato di straordinari poteri - capace di sollevare con un dito il Monte Govardhan, e colmarsi di tutta la terribile gloria dell’universo - è ognuno di noi: non la persona fisica visibile allo specchio, ma il re interiore.”

         “L’essenza propria e l’essenza del mondo, sono una cosa sola.”

         (da L’eroe dai mille volti)

         “C’è una relazione tra la strada che percorre il mistico e la strada dell’artista e la differenza sta nel fatto che il mistico non ha un’abilità tecnica.”
        
        
“(L’artista autentico) è un rivoluzionario che sa strappare la maschera sociale del suo tempo molto più di qualsiasi fanatico idealista che versi sangue umano in nome semplicemente di un’altra maschera.”

(da Le distese interiori del cosmo)

         “...nel nome dell’immagine sociale (si) porta avanti il principio della Terra Desolata in base al quale si deve agire nel modo imposto dalla società, invece di comportarsi in base alla spontaneità della propria nobile natura.”
(da Il racconto del mito)

                   “L’uomo non dovrebbe essere al servizio della società, bensì la società al servizio dell’uomo.”

         “Abbiamo bisogno di miti che permettano all’individuo di identificarsi non con il suo gruppo locale, ma con il pianeta.”

         “Guardando il pianeta dalla luna non vediamo nessuna divisione in nazioni o stati. Ecco quale dovrebbe essere il simbolo della nuova mitologia. E’ questo il pianeta che dovremo celebrare e questi i popoli con i quali saremo una cosa sola.”

         “Il coraggio di fronteggiare le prove e di introdurre un insieme nuovo di possibilità nell’ambito dell’esperienza che è già stata interpretata, perché altri, a loro volta, possano farne esperienza: ecco il merito dell’eroe.”

         “L’artista è colui che comunica i miti ai suoi contemporanei. Ma deve trattarsi di un artista che comprende la mitologia e l’umanità e non semplicemente di una specie di sociologo con il suo bel programma già pronto.” 

         “Segui la tua felicità senza paura e ti si apriranno porte di cui non sospettavi l’esistenza.”

         “Se smettiamo di pensare solo a noi stessi e alla nostra autoconservazione, intraprenderemo davvero un’eroica trasformazione della coscienza.”

         “In un modo o nell’altro dobbiamo trovare ciò che meglio può favorire la crescita della nostra umanità nella nostra epoca e dedicare tutti noi stessi a questo compito.”

         “Ogni mondo è un mondo valido purché sia vitale. Quello che bisogna fare è vivificarlo e l’unico modo è scoprire dove stia in noi la vita...”

         “...ognuno di noi è una persona assolutamente unica e se dobbiamo offrire qualche dono al mondo, esso deve venir fuori dalla nostra esperienza e dal compimento delle nostre potenzialità e non da quelle di qualcun altro.”

         “Ciò che ciascuno di noi deve cercare nella propria vita non è mai esistito, né in terra né in mare. Deve scaturire dalle possibilità individuali di sperimentazione. Deve essere qualcosa che non è mai stato e non potrà mai essere sperimentato da alcun altro.”

 (da Il potere del mito)


John Lennon: “...Immagina che non ci siano paesi, e neanche religioni, immagina tutta l’umanità che vive per il presente...”                      (da Imagine)

Fabrizio De André: “Non voglio pensarti figlio di Dio ma figlio dell’Uomo, fratello anche mio.”                                     (da Laudate Hominem)

Giorgio Gaber: “...basterebbe smetterla di sentirsi vittime delle madri, dei padri, dei figli... e perfino dello stato, perché anche i peggiori governi sono la naturale conseguenza della stupidità degli uomini.”   
(da La nuova coscienza)

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