Soggetti Cinematografici

Rivista Saggio 2003
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Il soggetto cinematografico
Il soggetto cinematografico è una scrittura di servizio, meglio ancora una scrittura di passaggio verso una scrittura di servizio: la sceneggiatura.
Scrivere una sceneggiatura significa tradurre in parole un’opera della creatività che ha il suo naturale mezzo di espressione nell’immagine in movimento. Parole al servizio delle immagini.
Il soggetto è il primo momento di questa fase di scrittura. Non è un’opera finita, ma una sorta di bozza per arrivare ad un oggetto che ha come sua peculiarità principe il fatto di non essere a sua volta un’opera finita. Leggere un soggetto significa accettare queste condizioni, significa non ricercarvi mai virtuosismi letterari o "bello scrivere", ma avere la consapevolezza che la semplicità del racconto è il suo miglior pregio. La scrittura di un soggetto deve essere capace di evocare in chi legge le immagini che saranno necessarie al film che racconterà quella stessa storia. Le parole, perciò, contano molto, sono loro che evocano, la lettura deve però avvenire ad un livello "non letterario", ma cinematografico.
Gli allievi dei corsi di sceneggiatura affrontano la stesura dei soggetti per le loro storie a partire da questa ricerca delle immagini, spesso rendendosi conto di quanto sia difficile scrivere in modo "semplice", tuttavia accettando la sfida e provando a sperimentare la strana commistione tra parole e immagini.

L’insegnante del Corso di Sceneggiatura Cinematografica
Domenico Scarpino
 

primo anno

Mario Bruker
BIO-FOTO-METRIE

Concetta Casamento
CLODY DANCY

Manuela Galante
LE COSE CHE NON HO

Daniela Pecar
SOLO PER FUMATORI

Gabriella Tessarotto
FUORI BINARIO


secondo anno

Nicoletta Naldi
INCONTRI SCONTRI

Rosanna Rongo
È MEGLIO COSÌ

Stefania Scarpino
STESSO TRATTAMENTO

Mario Brucker
BIO-FOTO-METRIE

Berta, una signora anziana e distinta, è chiamata con sollecitudine da suo fratello Anastasio, che vive in un’altra città.
A casa di Anastasio, egli le mostra un album fotografico dicendole di averlo ricevuto pochi mesi prima da un tipo anziano, alto e magro, ma di cui non ricorda il nome. Ricorda però che costui si era presentato come un vecchio amico di Berta e che andava in giro con uno strano apparecchio fotografico. A Berta questa persona non ricorda nessuno; del resto, afferma, non ha amicizie da una vita e ha rimosso dalla mente la sua giovinezza. Anche Anastasio dice d’avere la stessa sensazione, tanto più che, nelle foto dell’album, si riconosce nel ragazzo ritratto (le foto mostrano vari momenti della vita di un giovane dai dieci ai trent’anni d’età), ma non ricorda affatto di aver vissuto una sola di quelle esperienze così euforiche, fatte di continui spostamenti, di imprese affrontate con decisione ed entusiasmo, di incontri e amicizie importanti. Berta è sorpresa quanto il fratello ma mentre quest’ultimo mostra curiosità nel voler sapere chi fosse mai quel giovane che gli assomiglia tanto, essa rimane indifferente e afferma che un giovane per bene, come lo era il fratello, avviato a seguire le orme del padre, revisore alla Corte dei Conti, non si sognerebbe mai di buttarsi in simili sconvenienti avventure da buoni a nulla.
Un mese dopo Anastasio muore. Berta si reca al funerale dove le si avvicina un anziano alto e magro. Berta ha un momento di sussulto, riconoscendo nell’uomo un amico intimo d’infanzia. L’uomo le chiede come mai lei si è sempre rifiutata di sposarlo. Ella risponde semplicemente che ormai sono troppo vecchi perché ne parlino ancora, ma lo assicura di non essersi mai sposata con qualcun altro. L’uomo dice di saperlo già e, salutandola, le dona un album fotografico.
Dopo sei mesi, muore anche Berta. Una lontana parente, al funerale, parla con una vicina di casa della defunta, rammaricandosi della vita abulica e senza figli che Berta ha vissuto. La vicina è stupita perché dice che da giovane Berta era felicemente sposata e invita la parente a casa sua per mostrargli un album fotografico che Berta ci aveva tenuto a farle vedere poco tempo prima, e che poi era rimasto da lei.
A casa della vicina, le due donne aprono un album identico a quello donato dall’amico di Berta. Le foto ritraggono una giovane donna dall’aria felice, colta in vari momenti della giornata, in compagnia di un giovane, di bei bambini, di altre donne con bambini accanto.

Concetta Casamento
CLODY DANCY
E’ una giornata di primavera. Il sole riscalda il viso di un ragazzino intento a pescare. Ha un berretto verde in testa, con la visiera sugli occhi celesti chiari. Il pescatore fischietta, socchiude gli occhi. Due nuvole bianche e grandi si scuriscono. Il ragazzo alza gli occhi verso il cielo. Alcune gocce d’acqua bagnano il viso del ragazzo.
La canna tira. Il pescatore si alza alla vista del pesce enorme attaccato all’amo. Un rumore fa sobbalzare il ragazzo, si gira, il pesce si libera e torna nell’acqua del fiume.
Il rumore è più vicino. Il ragazzo gira la testa. L’erba si muove. La palla bianca rotola accanto al pescatore. Il ragazzo lascia la canna, e, segue la palla che va verso il fiume. Il ragazzo raccoglie la palla. La palla gli sorride. Ha naso, bocca, occhi. Il ragazzo si toglie il cappellino, si gratta la testa. Rivolge lo sguardo su quella strana "cosa" e guarda in alto. Le nuvole sopra il ragazzo ora sorridono. Il ragazzo sente un lamento, avvicina il batuffolo bianco all’orecchio. Il lamento proviene dalla massa bianca. Accarezza la palla e questa lo ringrazia.
La palla domanda al pescatore quale siano le abitudini degli abitanti della terra. Il ragazzo non risponde. La palla si presenta come una nuvola ballerina. Con un sorriso beffardo, il ragazzo fa notare che sta fantasticando. La palla dice al ragazzo che i suoi genitori possono bagnarlo nuovamente. Altre gocce cadono sul ragazzo.
Il ragazzo, si presenta. Nicola,Nico per gli amici.
Dancy chiede a Nico di voler visitare la sua casa. Nico annuisce. Dancy confida in Nico. Per stare sulla terra devo trasformarmi in una ragazza della tua età. Nico si immerge nel fiume con la palla in mano. L’acqua è fredda. Massaggia le piume della palla. Le piume si spargono nell’acqua. La palla svanisce. Lunghi ciuffi di capelli biondi affiorano nell’acqua. Nico tenta di afferrare i capelli in superficie. Una ragazza nuda e bella come una sirena esce dall’acqua sorridente. Nico tocca il corpo della ragazza. Gli occhi di lui sono sorpresi e con la bocca spalancata.
Dancy si rivolge a Nico. Dalle labbra del ragazzo non esce alcun suono. Dancy prende la mano di Nico e lo conduce verso la terra ferma.
Nico ode ridere dall’altra parte del fiume. Egli si accorge della presenza di tre persone nascoste dietro un cespuglio. Nico si toglie la camicia mimetica,ed aiuta la ragazza a coprirla. Nico sgrida i compagni , i quali ormai scoperti escono e fanno commenti sulla fortuna di Nico. Nico sussurra all’orecchio di Dancy. Lui smonta la canna da pesca. Lei raccoglie la cassetta degli utensili, e, si avviano per il viottolo.
Nico indica con un dito la casa sulla collina. La salita è ripida e poco agevole. Aiuta Dancy a percorrere il viottolo pieno di ciottoli. A Dancy cade la cassetta. Uno strano stridio proviene dai sassi. La cassetta ferisce una lepre che in quell’istante sfortunatamente, cessa di correre. Nico abbraccia la ragazza impaurita, piange la lepre insanguinata.
Nico e Dancy gesticolano e sugellano il giuramento baciandosi.
Nico e Dancy arrivano nel cortile di casa. Lei guarda lo strapiombo affascinata. Lui le mostra con il dito dove si sono incontrati. Nel cortile la madre seduta a rammendare un grembiule, guarda i giovani. Nico con tono euforico presenta Dancy alla madre. Il fratello di Nico, ciuffo nero sugli occhi neri ardenti, scruta dalla testa ai piedi la ragazza scalza; chiama il padre. Il padre arriva ed anch’egli guarda la ragazza dall’alto in basso. La madre si rivolge al marito. Bob, lei si chiama Dancy. Il fratello interviene. Io sono Alex.
Alex dice al fratello: hai fatto buona pesca oggi, eh!
Nico informa i genitori della permanenza di Dancy presso di loro. Bob e Kim si guardano si avvicinano a Nico. "Vogliamo una spiegazione."
Bob con fare negativo, si oppone all’eventuale ospitalità di una sconosciuta.
Kim con modi persuasivo convince il marito, che Nico è un ragazzo giovane sì, ma posato, e, quindi Dancy sia la benvenuta.
Kim si avvicina a Dancy, con dolcezza. L’accompagna in mansarda. Mostra alla ragazza una camera tappezzata di quadri degli avi. Le indica le persone ritratte, e, la somiglianza di un nonno a Nico. Dancy sorride alla cordialità di Kim che apre l’armadio in legno scuro e le dice : scegli quello che ti sembra utile, però copriti.
Kim scende le scale ed incontra Alex che sta per raggiugere la mansarda, lo caccia via, indicando al figlio di fare dietro-front.
Kim raggiunge Bob nel salone dove sta accendendo il camino. Accarezza la guancia di Bob. Kim rassicura il marito: adesso pensiamo alla cena, a tavola
Nico e Dancy mentre mangiamo ci possono dire del loro incontro e delle loro intenzioni.
Bob, da una manata nel sedere della moglie. Lei si ribella e scherzosemente lancia i guanciali dal divano.Una pioggia di piume cade su Bob, intento a cucinare le bistecche sulla brace del camino.
I figli entrano nella sala e trovano i genitori che si rincorrono intorno al tavolo. Alex, annuncia: "stasera per cena bistecche piumate". Nico: "non si possono lasciare un attimo da soli che si punzecchiano e giocano come ragazzini....".
Si siedono a tavola. Kim prende la sedia ed invita Dancy a sedere accanto a Nico.
Iniziano le preghiere del ringraziamento. Dancy osserva ed imita in ritardo le gesta e le parole.
Alex, inizia a schernire Dancy. E così tu sei una nuvola? Ti cibi di vento? Mangi gli aerei?
Nico, risentito si alza: "smettila Alex! so che non è facile credere a quanto mi è accaduto, ma ti assicuro che è la verità. Mat,Fred e Sam possono testimoniare, loro hanno assistito alla trasformazione di Dancy".
Kim: "mi occupo io di fare accertamenti , e di regolarizzare la posizione di Dancy con questo nuovo mondo".
Mat, Fred, Sam, giungono nel cortile. Salutano Kim. Lei chiede conferma dell’accaduto. I tre ragazzi annuiscono.
Dancy appare vestita di celeste. I tre ragazzi sbalorditi, fischiano.
Nico rimprovera i compagni e li invita ad andare via. Mat, Fred, Sam, minacciano Nico di raccontare a tutto il paese della nuvola ballerina.
Nico dice loro che nessuno li avrebbe creduti, perchè girano voci che voi bevete alcolici e quindi potreste avere avuto solo visioni. Dancy, inizia a piangere. Il cielo si oscura. Un forte acquazzone cade a dirotto sulle teste di Mat, Fred, Sam., i quali se la svignano. Dancy saluta le nuvole.
Nico abbraccia Dancy. Lei indica il cielo: "Quella è mia madre. L’altro è mio padre. E poi, vedi mia nonna? Lei ha quattrocento anni".
Vedi: "mia nonna mi sta chiamando. Da noi la vita è più facile. Solo quando muore una nuvola, avvengono i disastri. Quando le nuvole si arrabbiano, avviene il temporale. Quando le nuvole sono allegre, spruzzano sulla terra". Dancy accarezza la mano di Nico. E gli comunica: "Devo andare via. In cielo sono spensierata, rido ballo e canto. Qui ci sono troppi problemi da affrontare. La tua famiglia è gentile. ma io non posso più fermarmi sulla terra".
Nico: "e la promessa?"
Dancy inizia a correre verso il fiume, sospinta dal soffio delle nuvole giunge rapidamente in riva.
Nico con sguardo triste raggiunge il fiume senza fiato. Dancy attende Nico per dargli l’ultimo saluto. Due nuvole soffiano sull’acqua risucchiando la palla bianca .
Poche gocce cadono dal cielo sulla fronte di Nico, mescolandole alle lacrime che non riesce a trattenere
Manuela Galante
LE COSE CHE NON HO
Un bell’uomo sulla trentina fuma alla fermata del 6. È vestito elegantemente e tiene in mano una valigetta. Arriva l’autobus, e lui vi sale. Alberto è seduto dentro l’autobus semi-vuoto; salgono una coppia di controllori. Uno dei due, un uomo stempiato sulla cinquantina, si dirige dritto verso di lui. La vista di Alberto si annebbia per un attimo. Una bellissima bruna prorompe da un’attillata divisa da controllore. Le mani affusolate della ragazza lo perquisiscono in cerca del biglietto; lei intanto continua a fissarlo. Ha le unghie lunghe, laccate di un rosso intenso. Alberto, completamente imbambolato, non le oppone la minima resistenza. Le mani scivolano lungo le spalle e sfilano via la giacca del giovane, poi una scende verso il taschino della camicia. Due dita lunghissime ne estraggono il biglietto convalidato. Ad una fermata il bus n°6 si accosta per far scendere due panciuti impiegati dell’ataf.
Alberto è solo nel suo ufficio; sta lavorando al computer. Qualcuno bussa alla porta. Entra la segretaria: una piccola e rotondetta signora sulla sessantina. Ha un foglio da fargli firmare. Alberto firma la lettera. Quando rialza la testa, però, la sua segretaria è ringiovanita di almeno trent’anni. Ha una cascata di riccioli rossi, ma il viso e il corpo sono gli stessi della ragazza bruna del bus. Indossa una minigonna e in modo molto sensuale si trascina gattoni sulla scrivania di lui. Sopra ad un polpaccio ha tatuato il nome del suo capo. Lei gli afferra la cravatta e lo tira a sé, mentre socchiude gli occhi e protende le labbra verso di lui. Dalla porta del direttore esce una donnina occhialuta. Stringe un foglio tra le mani.
Alberto spegne la sigaretta sotto la scarpa ed entra in un lussuoso bar del centro. Un suo amico è seduto da solo ad un tavolino. Anch’egli è vestito in modo distinto. Lo sta aspettando, e non appena lo vede gli segnala la sua posizione con un rapido cenno. Alberto lo raggiunge a sedere e iniziano a chiacchierare. Un ragazzo lentigginoso si avvicina loro per prendere l’ordinazione. Dopo poco torna con in mano un vassoio. Sopra due aperitivi e alcuni stuzzichini. Alberto inizia a sorseggiare il suo drink. Il volume della musica aumenta sempre più. Il giovane, frastornato, guarda nel proprio bicchiere. Una bionda dal corpo conturbante vi sta nuotando. Indossa un succinto bikini dorato. Alberto la guarda basito. La ragazza è sempre la stessa. Improvvisa una coreografia dentro al Bellini, poi tende un braccio ad Alberto, che subito si tuffa dentro al calice.
Alberto e l’amico entrano dentro ad una concessionaria. La moto che Alberto aveva da poco acquistato, è finalmente arrivata: una Ducati 999 rossa fiammante. Il giovane, gasatissimo, riaccompagna l’amico, poi torna verso casa. Al citofono grida eccitato alla moglie di scendere a vedere il nuovo acquisto. Dal portone esce una bella ragazza, alta, slanciata, con un sguardo dolce e intelligente. È la moglie di Alberto.

Daniela Pecar
SOLO PER FUMATORI
Vincenzo, apparentemente un uomo qualunque, ma fervidamente devoto alla scarpa femminile, sta uscendo di casa. Raccoglie portafoglio, chiavi e macchina fotografica e, rovistando in un barattolone zeppo di accendini dello stesso tipo, ne cerca uno che funzioni. Fallito ogni tentativo, si affretta dal tabaccaio sotto casa, il quale gliene vende uno giallo, sostenendo che di quel colore ce l’hanno in pochi e che così sarà più difficile che qualcuno se ne impossessi per errore. Vincenzo può finalmente accendersi la sigaretta e raggiungere la fermata dell’autobus.
Postosi alle spalle della pensilina, Vincenzo finge di leggere il giornale mentre osserva i numerosi piedi che si affrettano da una parte all’altra della fermata. Un passo lento, sicuramente di donna, sottoforma di sandalo con tacco a spillo, lo attrae in maniera insolita. Mosso da un inspiegabile impeto, ripiega con gesto frettoloso il giornale ed attraversa la strada, con l’intento di avvicinarsi all’oggetto desiderato. Vincenzo si fa largo tra la folla, e lo ritova sui gradini di un autobus in partenza. Senza esitare, parte al suo inseguimento, senza considerare che il suo fisico non è più esattamente quello di un’atleta. Infatti, presto la fatica si fa sentire, ma l’uomo si ostina come un forsennato, finché non vede che l’autobus è fermo ad un semaforo. Così, nuovamente incentivato, Vincenzo dà il meglio di sé con uno sprint finale. Giunto a pochissimi metri di distanza, il volto ormai paonazzo, stramazza a terra e l’autobus riparte.
Si rialza affannato, si guarda intorno, è in mezzo alla strada, scorge gli sguardi dei presenti posati su di lui e si sente in imbarazzo. Per darsi un certo contegno, si dà una spolverata e si mette da parte. Estrae dal taschino della camicia una sigaretta e un accendino.Poi, con gesto deciso, scaglia a terra pacchetto, accendino e qualche maledizione.
Una mano furtiva raccoglie dal marciapiede i primi due.
Davide ed Emma siedono, in abito elegante, al tavolo di un ristorante. Davanti a loro un dessert spettacolare, del vino eccellente e al centro una candela ormai spenta. Davide la riaccende con l’accendino giallo e in quell’istante, dopo un attimo di silenzio, Emma gli lancia uno sguardo obliquo e bruscamente lo informa che avranno un figlio. Davide sbianca di colpo, ma dopo un attimo di esitazione crede si tratti di uno scherzo, dal momento che lui è sterile.
Emma, giocherellando nervosamente con l’accendino, gli rivela di essere stata con un altro, ma con l’unico scopo di realizzare il sogno di Davide, il quale non riesce a trovare parole alle sue sconvolgenti emozioni.
Per cui afferra il bicchiere di vino, lei cerca la sua mano, ma Davide indietreggia sulla sedia come se l’avesse morso un serpente. Il bicchiere cade, attirando lo sguardo esterefatto degli altri clienti. Davide esce dalla sala ed Emma, dopo qualche istante, lo segue, lasciando la borsetta sul tavolo.
Uno dei camerieri si sofferma a guardarla mentre passa, lei gli fa qualche gesto con la mano, indica la borsa e se ne va.
Trascorso diverso tempo, i camerieri si consultano velocemente e decidono di pagarsi il conto attingendo direttamente dalla borsetta. La aprono e, trovandovi soltanto un accendino giallo, scoppiano in una fragorosa risata.
I due camerieri commentano poi la vicenda nello spogliatoio, raccontandola ai colleghi. Uno dei primi due, Alan, si sistema i capelli con il gel e si accende una sigaretta con l’accendino lasciato dai clienti.
Non appena fuori, scorge Eva, la barista del locale vicino, che cerca di mimetizzarsi invano, perché Alan, con un balzo, le è già accanto. Lei continua a camminare e lui, con il pretesto che è la prima volta che la incrocia da sola, la invita ad una festa. Eva gli fa notare che sta andando a casa e non fa a tempo a rifiutare l’invito che il cellulare di Alan prende a squillare, e lui risponde.
Passa così il tragitto al telefono, noncurante della presenza della ragazza, finché non raggiungono il portone di lei, che si affretta ad entrarvi. Ma viene fermata da un cenno di Alan che, con la mano libera, fruga nelle tasche della giacca alla ricerca di un pezzo di carta e di una penna. Nella confusione, però, non si accorge che gli cadono le chiavi e l’accendino. Porge ad Eva un pezzo di carta stropicciato e una penna e le chiede di scriverci sopra il suo numero di telefono. Lei, indignata, appallottola il pezzo di carta e lo getta via. Poi si volta, entra in casa e gli chiude la porta in faccia.
Alan, ancora al telefono, se ne va, informando l’interlocutore che alla festa ci sarà una persona in meno.
Dopo qualche istante, Eva torna in strada e raccoglie le chiavi e l’accendino, lamentando fra sé il fatto che a volte occorra fingere di dover andare a casa per togliersi gli stupidi di torno, e prende la direzione opposta a quella di Alan.
La fiamma tenue dell’accendino illumina la parete di una stanza e una mano procede tastoni alla ricerca dell’interruttore della luce.
In fila indiana, un gruppetto di ragazzi, Eva in testa, irrompe nel salotto di Alan. Si intrufola nella cucina alla ricerca di qualcosa da saccheggiare e vi trova un frigo pieno di vino e svariate cose da mangiare. Presto inizia il banchetto e i ragazzi circolano liberamente per la casa di Alan con bottiglie costose in mano e cibi di ogni sorta. Non manca la musica, né l’euforia.
Dopo qualche ora, chi non è prossimo al collasso si ritrova sul tappeto in salotto per scambiare le ultime chiacchiere, mentre uno di essi, dai capelli voluminosamente arruffati, sprofonda in una comodissima poltrona. La sua traiettoria visiva si scontra con l’accendino giallo, che giace incustodito, se ne impossessa e inizia subito a sciogliere un pezzo di fumo. Ma dopo qualche fiammata, l’accendino dà segni di cedimento e il ragazzo, deluso, chiede ai presenti se qualcuno gliene può prestare uno.
Tutti frugano nelle tasche, solo Eva ha un accendino, blu, glielo lancia, ma gli ricorda anche che è suo e che lo rivorrebbe indietro.
Gabriella Tessarotto
FUORI BINARIO
Il grande orologio della stazione segna le ore 11.20.
Un vecchio barbone spinge lungo un binario un carrello della spesa pieno dei sacchetti colorati riempiti del suo mondo. Si avvicina ad una panchina sulla quale è sdraiato un ragazzo sui vent’anni. Il vecchio lo sveglia in modo brusco senza toccarlo, poi si solleva sulle punte dei piedi e mentre canticchia uno strano motivetto comincia a scuotere le mani come fossero ali.
Il giovane si desta velocemente spaventato.
Il vecchio, ancora sulle punte, lo saluta affettuosamente e canticchia lo stesso motivo, poi si porta più volte l’indice e il medio alle labbra e pazientemente aspetta la reazione del suo benefattore.
Il giovane si fruga nelle tasche del giubbotto, tira fuori un pacco di sigarette, ne prende una e la porge al barbone. Alla vista del pacchetto il vecchio sale nuovamente sulle punte, ringrazia canticchiando e presa la sigaretta, con due dita per evitare di toccare la mano dell’altro, la infila tra le labbra dalla parte sbagliata. In posizione di riposo aspetta, tutto proteso in avanti, che il fuoco accenda il suo premio. Il giovane assiste un po’ imbarazzato a queste performances, si guarda attorno, la gente sorride, qualcuno commenta scherzosamente, il grande orologio segna le 11.27, poi cerca di spiegargli che tiene la sigaretta dalla parte sbagliata, ma il vecchio lo guarda stranito, toglie la sigaretta dalle labbra secche la osserva attentamente e non avendo riscontrato alcuna anomalia se la infila in bocca, ancora dalla parte sbagliata. Il giovane divertito e rassegnato commenta a voce bassa, si avvicina all’uomo gli toglie delicatamente la sigaretta, l’accende e gliela appoggia tra le labbra.
Gli occhi sorridenti del vecchio seguono il giovane mentre si allontana nella folla.
Il grande orologio della stazione segna le ore 11.20.
Un vecchio barbone spinge lungo un binario un carrello della spesa pieno dei sacchetti colorati riempiti del suo mondo. Si avvicina ad una panchina sulla quale è sdraiato un ragazzo sui vent’anni. Il vecchio lo sveglia in modo brusco senza toccarlo, poi si solleva sulle punte dei piedi e mentre canticchia uno strano motivetto comincia a scuotere le mani come fossero ali.
Il giovane si desta velocemente spaventato.
Il vecchio, ancora sulle punte, lo saluta affettuosamente e canticchia lo stesso motivo, poi si porta più volte l’indice e il medio alle labbra e pazientemente aspetta la reazione del suo benefattore.
Il giovane indispettito con tono sprezzante cerca di allontanarlo, ma vista l’indolenza dell’altro si fruga nelle tasche del giubbotto, tira fuori un pacco di sigarette, ne prende una e in malo modo la passa al barbone. Alla vista del pacchetto il vecchio sale nuovamente sulle punte, ringrazia canticchiando e presa la sigaretta, con due dita per evitare di toccare la mano dell’altro, la infila tra le labbra dalla parte del filtro. In posizione di riposo aspetta, tutto proteso in avanti, il fuoco. Il giovane visibilmente a disagio a queste performances, si guarda attorno, la gente ride, qualcuno lo addita, il grande orologio segna le 11.27, poi con voce alterata gli dice che tiene la sigaretta dalla parte sbagliata, ma il vecchio lo guarda stranito, toglie la sigaretta dalle labbra secche la osserva attentamente e non avendo riscontrato alcuna anomalia se la infila in bocca, ancora dalla parte sbagliata. Il giovane disgustato e rassegnato commenta a voce bassa, si avvicina all’uomo gli toglie la sigaretta, l’accartoccia e la lancia sui binari mentre imprecando si allontana
Gli occhi dispiaciuti del vecchio seguono il giovane mentre si allontana nella folla.

secondo anno
Nicoletta Naldi
INCONTRI SCONTRI

Lunedì mattina.
Alberto con gli occhi ancora quasi chiusi si infila i jeans e il maglione che ha lasciato sulla sedia la sera prima.
Si guarda nello specchio dell’armadio e invano tenta di sistemarsi i suoi capelli ribelli.
Si avvicina alla finestra e osserva fuori.
Il suo viso si fa più triste.
Piove.
Indossa velocemente un grande impermeabile verde ed esce dalla sua camera.
Con la sua bicicletta fila veloce per le vie bagnate e quasi deserte della città fino ad arrivare davanti ad un grande palazzo a vetri.
Alberto lavora nel bar di quel palazzo.
Dietro al bancone del bar in divisa perfetta da vero barista, camicia bianca e pantaloni neri, prepara caffè, cappuccini e bevande varie a tutti gli impiegati, avvocati e dottori che lavorano negli uffici situati ai piani superiori.
Saluta ogni persona che si avvicina a lui e serve tutti i clienti con la stessa monotona gentilezza.
La porta del bar si apre.
Una ragazza entra.
E’ molto carina, ha dei grandi occhi verdi e sorride.
Lo sguardo di Alberto si sposta immediatamente su di lei, non la molla un istante fino al momento in cui lei se ne va.
Martedì mattina.
La ragazza entra di nuovo nel bar.
Si avvicina sorridente ad Alberto e ordina un caffè.
Il caffè è pronto.
Alberto afferra la tazzina.
Sta per appoggiarla sul banco quando la sua mano improvvisamente trema e la tazzina si svuota in aria schizzando la candida camicetta della ragazza.
Alberto sbianca in volto.
La ragazza è rossa dalla rabbia: la sua camicetta migliore, la sua importante riunione…è rovinata!
Esce di corsa non curandosi di Alberto che dispiaciuto più di lei le sta davanti chiedendole scusa.
Mercoledì mattina.
Anche stamani, puntuale la ragazza entra nel bar.
Si avvicina al banco, Alberto la saluta e le chiede di nuovo scusa per l’incidente del giorno prima.
Lei replica freddamente che non è il caso di parlarne ancora, beve veloce il suo caffè e se ne va.
Giovedì sera.
Il Tendençia è pieno zeppo di giovani, sul palco gli Automatic Teller Machine suonano "Proud Mary" dei Creedence Clear Water Revival.
Alberto è là sopra: lassù con la sua chitarra elettrica nera lucente in braccio sembra proprio felice.
La musica finisce: è il momento di fare una pausa.
Alberto scende fra la folla.
All’improvviso fra la gente riconosce la ragazza dagli occhi verdi.
Anche gli occhi della ragazza incrociano quelli di Alberto, gli sorride.
E’ entusiasta del locale, del gruppo, ma in particolare di lui, di come suona la chitarra, della sua voce.Alberto ringrazia, la invita a prendere un drink ma lei molto gentilmente si scusa, non può proprio, se ne deve andare subito.
Venerdì mattina.
Alberto è di nuovo al lavoro nel bar.
E’ particolarmente sorridente stamani e il sorriso si fa ancora più grande quando i suoi occhi vedono entrare la ragazza dentro al bar.
Lei si avvicina al bancone e con la stessa indifferenza di sempre si rivolge ad Alberto e fa la sua ordinazione.
Alberto rimane quasi paralizzato dalla delusione, riesce solo a muovere le sue mani intorno alla macchina da caffè, le serve l’espresso che lei beve in pochi secondi dopodiché si volta e se ne va.
Di nuovo giovedì sera.
Alberto attende immobile vicino al palco di riprendere a suonare quando qualcuno lo tocca sulla spalla.
Si gira: la ragazza è davanti a lui.
Lei lo saluta affettuosamente e lui contento contraccambia.
La ragazza gli confida di essere tornata nel locale proprio per la musica. Gli racconta che tempo fa anche lei cantava in un gruppo simile a quello di Alberto e che le piaceva da morire.
Adesso ha un noiosissimo lavoro che la rende spesso nervosa e che quando ha la possibilità di passare una serata in un posto come quello la sua giornata di colpo svolta in positivo.
Anche Alberto le confida che suonare in quel locale il giovedì è la cosa che lo rende più felice, che lo fa sentire veramente a mille, anche a lui il suo lavoro non piace un granchè, lo deve fare per mangiare, pagare l’affitto, studiare musica…
Una voce richiama Alberto sul palco.
La ragazza da sotto lo osserva sorridendo.
Ad un certo punto la ragazza guarda l’orologio, aspetta che Alberto si volti verso di lei, punta col dito il suo orologio e lo saluta sorridendo.
Alberto contraccambia il saluto abbozzando un sorriso.
Venerdì mattina.
Alberto è di nuovo lì puntuale come ogni mattina dietro al bancone del bar.
Alberto è estremamente emozionato, canticchia nervosamente fra i denti mentre serve i suoi clienti.
Ci siamo, la ragazza entra, arriva lì proprio davanti a lui.
No non è possibile!
Anche oggi fa finta di non riconoscerlo!
Impassibile lei ordina, consuma ed esce.
Il bar è pieno di gente ma Alberto noncurante di ciò la segue.
Esce anche lui dal bar.
La ragazza è poco lontana da lui, guarda l’orologio: aspetta qualcuno.
Alberto vede avvicinarsi alla ragazza un’altra ragazza.
Alberto spalanca gli occhi.
Non si tratta di un’altra ragazza ma della stessa ragazza!
Alberto si passa una mano fra i capelli e ride.

Rosanna Rongo
E' MEGLIO COSì

Mattina. Un uomo scende frettolosamente dal taxi davanti alla stazione di Firenze. Piove. Bruno, alto, ultra trentenne, sguardo attento. Trascina a stento i bagagli, fruga nelle tasche della giacca mentre passa di corsa davanti al tabellone lanciandogli un’occhiata fugace. Arresta il passo e lo sguardo: il suo treno è in ritardo. Corsa inutile. Molla bruscamente le valige, fissa severo l’orario del treno, sbuffa, si guarda intorno: regolare frenesia da stazione. Procede mesto verso una direzione casuale, si porta alle labbra l’ultima sigaretta del pacchetto. L’ennesima pacca sul busto per individuare la forma dell’accendino è accompagnata da un personalissimo commento dell’uomo: la sigaretta cade. Lui la vede affogare in una pozzanghera. Alza gli occhi al cielo, stringe il pacchetto nel pugno. Rimbraccia i suoi effetti e si dirige alla tabaccheria.
La signora che lo precede in fila spende 4 euro e paga con 100. La cassiera apostrofa malamente il pagamento di una somma esigua con banconote di grosso taglio. L’uomo assiste alla scena e osserva la gente attorno: gli sembra che l’unico sorpreso dell’accaduto sia lui.
Il sacro rito dell’accensione della prima sigaretta è interrotto dall’arrivo di un venditore ambulante con ripetitivo elenco di proposte a carico. L’uomo lo congeda subito con un cortese gesto di diniego. A pochi passi lo stesso venditore blocca un’altra vittima ma quest’ultima improvvisamente reagisce insultandolo e con una spinta lo allontana. Espressione interrogativa stampata sul viso dell’uomo.
Va a sedersi su una panca di un binario. Tira una lunga boccata di fumo. Un fischio accompagna l’avvicinarsi di un treno. La voce all’altoparlante annuncia l’arrivo sottolineando troppe volte con voce seccata la destinazione raggiunta e continua criticando aspramente i passeggeri distratti che non ascoltano mai il suo annuncio e che innocentemente chiedono dove sono al primo che capita. Durante l’annuncio la vita in stazione normalmente scorre. L’uomo resta con l’orecchio teso per capire fin dove può spingersi l’assurdità di quello che sta ascoltando. Fa cenni di dissenso con la testa mentre si butta interessato nella lettura del quotidiano trovato di fianco. Un titolo cattura la sua attenzione. Di seguito l’articolo propone, come premio di consolazione a coloro i quali era stato promesso un milione di posti di lavoro, delle uscite settimanali di tutti i pezzi per montare un asino con le ali a grandezza naturale. Richiude immediatamente il giornale. Punta ovunque nervosamente l’occhio indagatore: vuole trovare la faccia di qualcuno che abbia letto quello che ha appena letto lui. Invano. Eppure altra gente impugna lo stesso giornale.
Fischio di un treno. L’uomo si sveglia di soprassalto. Ancora semincosciente ascolta all’altoparlante l’annuncio dell’arrivo del treno sul binario di fronte a lui. L’uomo, busto eretto, fronte alta, si concentra per sentire il resto dell’annuncio. Non c’è. E’ quasi certo di aver sognato tutto ma nel dubbio afferra prontamente il quotidiano sulla panca; cerca velocemente la pagina giusta, la trova. L’articolo descrive una proposta ormai inflazionata: uscite settimanali di vhs che hanno fatto la storia del cinema. Mentre legge, il treno si ferma sul binario: è un espresso proveniente da Catania. Un signore dall’apparenza stanca si affaccia dal finestrino, lo chiama, gli chiede dove sono. L’uomo, ancora distratto dalla lettura, si gira, per un attimo fissa l’altro in attesa, gli risponde sorridendo con voce sicura.
Si rimette in marcia diretto al tabellone partenze. Il suo sguardo segue fino in fondo la riga e si blocca: il treno ha accumulato ulteriore ritardo. L’uomo continua a fissare l’orario. La smorfia che si forma sul viso preannuncia reazioni poco diplomatiche. Occhiate severa a destra e a sinistra , occhiata al tabellone. L’uomo è immobile. Lo sguardo gelido acquista lentamente limpidezza e i muscoli del volto si distendono in un bel sorriso. Con gesti calmi accende una sigaretta. E’ meglio così.
Stefania Scarpino
STESSO TRATTAMENTO

Giovanni è un giovane giornalista con la passione per la cronaca nera.
E’ mattina e Giovanni si sveglia, come al solito con un braccio cerca Lisa, la sua compagna, ma Lisa non c’è. Va in cucina e la trova accovacciata su una sedia, gli occhi sono evidentemente gonfi e pieni di lacrime. Giovanni dice a Lisa che litigare non implica necessariamente dormire scomodamente su una sedia. Lisa chiede di parlare ancora dei loro problemi, ma Giovanni scostante risponde che non esiste nessun problema. Lisa allora si altera e sembrerebbe voler litigare ancora violentemente, ma Giovanni, ironico, dice che la Domenica è il giorno più bello per andare al lavoro perché i morti del Sabato sera aumentano di settimana in settimana. Lisa si alza dalla sedia, lo accusa di non prestare attenzione a niente e maledice il giorno in cui gli presentò il suo amico caporedattore e di avergli fatto avere il posto. Adesso è Giovanni ad alterarsi: le va vicino e le intima che se ha quel posto è perché lui è il migliore e che da quando è lui ad occuparsi di cronaca nera il giornale vende molto di più. Quindi, continua, lei e il suo amico devono solo ringraziarlo e sperare che la gente continui ad impazzire e schiantarsi negli incidenti.
Detto questo a Lisa esce un "mi fai schifo",
Giovanni va a lavorare, appena arriva sul luogo dell’incidente comincia a scrivere il suo pezzo: aggiunge dei numeri a dati che conosce ormai a memoria, alza con estrema disinvoltura i teli che ricoprono i corpi senza vita di una giovane donna e di un bambino. Un giovane carabiniere gli chiede come può farlo con tanta tranquillità, lui risponde di essere abituato e che bisogna prenderlo solo come lavoro.
Tornato a casa trova Lisa nello stesso stato d’animo in cui l’aveva lasciata, solo che stavolta ha anche le valige pronte per andar via. Si rende conto, allora, che la situazione sta davvero capitolando e decide di proporle di non disfare le valige ma di usarle per andare via con lui il prossimo fine settimana per parlare di tutti i problemi che secondo lei affliggono il loro rapporto. A Lisa sembra davvero l’ultima spiaggia per salvare il salvabile e si mostra contenta del fatto che Giovanni abbia finalmente capito quanto importante sia per lei ritrovare la loro tranquillità. Detto fatto, sette giorni dopo sono in macchina per andare a ritrovare un po’ di pace e le cose sembrano andare bene. Lisa è felice, si appoggia al braccio di lui e accende la radio. Mai mossa fu più sbagliata! Il radiogiornale parla di un gravissimo incidente avvenuto non lontano da dove sono ora loro. Giovanni dice allora di voler andare a vedere per scrivere il pezzo da mandare al giornale, a queste parole Lisa va su tutte le furie sbraitando contro l’insensibilità del compagno, ma Giovanni freme, cerca di accostare per cambiare direzione, Lisa prende il volante col piede si allunga verso il freno. Sbaglia però pedale e la macchina va a schiantarsi contro un muro. Tre giorni dopo Giovanni si sveglia in ospedale, agli amici che sono al suo capezzale chiede di Lisa ma nessuno vuole rispondere. Inferocito chiede allora di vedere i giornali che riportano il fatto. La notizia rischia di farlo quasi morire, tanto che devono intervenire i medici per dargli un sedativo. Lisa è rimasta uccisa! Giovanni inizia a piangere così sommessamente e disperatamente da avere i tratti del volto quasi trasformati. Il giorno dopo viene dimesso, ma prima di andare a casa passa dal giornale con una lettera di dimissioni. Vaga tutta la notte in giro per la città senza avere il coraggio di tornare in quella casa vuota senza Lisa. Prende il telefonino e la chiama, come se fosse ancora viva, ma nessuno risponde. L’amico caporedattore viene a sapere che Giovanni non è rientrato, preoccupato lo va a cercare e lo trova dolorante e in un lago di lacrime. Giovanni alla sua vista gli chiede di rimanere un po’ con lui. Inizia così la lunga e straziante descrizione dell’incidente, fino ad arrivare alla conclusione di essere lui l’assassino di Lisa. L’amico intenerito dallo strazio di vederlo in quello stato, lo carica in macchina e gli dice di perdonare Lisa perché se ha fatto quello che ha fatto è solo perché voleva essere amata. Arrivati a casa Giovanni cerca le chiavi, ma nella più totale confusione mentale e a causa del tremore delle mani non riesce a trovarle, L’amico allora suona il campanello. Giovanni lo guarda stranito, poi la porta si apre e compare Lisa un po’ ammaccata e con le stampelle ma felice di contare per Giovanni più del suo lavoro.

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